AI nelle aziende

AI per le imprese: dai Mondiali di calcio, tre lezioni concrete



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I Mondiali da poco conclusi rappresentano un caso di studio interessante per il mondo aziendale: una dimostrazione pratica che offre lezioni concrete su cosa significhi “portare l’AI oltre la sperimentazione nelle imprese, superare le fasi pilota, estenderla fino in produzione”, come spiega Valerio Rizzo, AI senior manager Europe di Lenovo

Pubblicato il 1 ago 2026

Stefano Casini

giornalista



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Con la conclusione della Fifa World Cup 2026 – i Mondiali che si sono giocati tra Stati Uniti, Canada e Messico – i riflettori si sono spenti sui campi di calcio, ma l’eredità tecnologica del più grande e importante torneo sportivo mondiale rappresenta adesso un caso di studio interessante per il mondo aziendale.

Dietro la gestione di un evento globale di tale portata c’è un’infrastruttura di intelligenza artificiale molto complessa, per cui i Mondiali di calcio rappresentano una dimostrazione pratica, appunto sul campo, che offre lezioni concrete – almeno tre – su cosa significhi portare l’AI oltre la sperimentazione nelle imprese, superare la fase dei progetti pilota, estenderla fino in produzione.

L’AI su larga scala non è definita da un singolo modello, un’interfaccia innovativa o una proof of concept. Dipende invece dalla capacità di integrare dati, infrastrutture, sicurezza, persone e processi operativi all’interno di un unico ecosistema, sotto una reale pressione operativa.

In questo senso, lo scenario del Mondiale offre un modello utile per comprendere come progettare sistemi di AI integrati, resilienti e distribuiti, in grado di supportare decisioni critiche in tempo reale.

Lezione 1: il successo dell’AI dipende dall’integrazione, non da strumenti isolati

Una delle ambizioni della FIFA è contribuire a ridurre il divario tecnologico tra le federazioni più strutturate e quelle che dispongono di meno risorse.

Il successo dell’AI dipende dall’integrazione dei sistemi, non da strumenti isolati: FIFA AI Pro ne è un esempio concreto. Progettata per supportare analisti e allenatori, la piattaforma – sviluppata con Lenovo – riunisce dati, video, il linguaggio tecnico del calcio e funzionalità di AI all’interno di un’unica interfaccia.

Invece di costringere gli analisti a raccogliere informazioni da fonti diverse, codificare gli eventi sportivi, selezionare le clip video e trasformare i risultati in materiale tecnico, la piattaforma accelera l’intero processo.

Gli utenti possono porre domande in linguaggio naturale, esplorare suggerimenti predefiniti, generare grafici, visualizzare brevi clip video e analizzare ricostruzioni tridimensionali delle situazioni di gioco dal punto di vista tattico o dei singoli giocatori.

L’obiettivo non è sostituire gli analisti, ma aiutarli a trasformare dati complessi in insight in modo più veloce e coerente.

Gestire i vari elementi hi-tech come sistemi separati è inefficiente

Lo stesso principio si estende anche alle operazioni organizzative. Un evento complesso come i Mondiali coinvolge sistemi broadcast, monitoraggio della cybersecurity, gestione delle reti, logistica, accrediti e tecnologie per utenti e operatori.

Gestire questi elementi “come sistemi separati sarebbe inefficiente”, rileva Valerio Rizzo, AI senior manager e solution architect, hybrid cloud e AI solutions Europe di Lenovo; che sottolinea: “aggregando molteplici fonti operative in un’unica dashboard, i vari team operativi possono condividere una visione comune della situazione, identificare rapidamente criticità e coordinare le risposte”.

Valerio Rizzo, Lenovo
Valerio Rizzo, AI senior manager e solution architect, hybrid cloud e AI solutions Europe di Lenovo

La stessa sfida si gioca nelle imprese. “Molte organizzazioni hanno adottato strumenti di AI in modo frammentato”, osserva l’AI senior manager Europe di Lenovo. Il vero valore emerge quando “questi strumenti sono collegati ai dati corretti e aggiornati, integrati nei processi e flussi aziendali, messi a disposizione delle persone che devono prendere decisioni in modo coordinato”.

Lezione 2: i sistemi di AI devono essere progettati per la resilienza, non solo per l’innovazione

Durante un torneo sportivo come i Mondiali, non esiste la possibilità di rimandare un rilascio di due settimane perché il sistema non è ancora pronto.

Le partite iniziano all’orario previsto e centinaia di milioni di persone le guardano in diretta. “Ciò richiede un modello operativo molto diverso rispetto a un progetto pilota o a una sperimentazione interna”, fa notare Rizzo, “la continuità operativa deve essere incorporata fin dall’inizio, con procedure chiare per la gestione degli incidenti, l’escalation, il ripristino e i tempi di risposta”.

L’esperienza della Coppa del Mondo mostra che la resilienza non riguarda solo il software. “I dispositivi hi-tech devono essere configurati, protetti, distribuiti e supportati in più sedi”.

Quando l’AI entra nei processi operativi, diventa un fattore mission-critical

Se un’applicazione si interrompe, occorre sapere con precisione come intervenire e ripristinare il servizio. Anche la fase successiva all’evento è parte integrante della resilienza: recupero dei dispositivi, cancellazione sicura dei dati, ricondizionamento e preparazione per impieghi futuri.

Per le imprese il messaggio è: quando l’AI entra nei processi operativi, diventa una componente mission-critical.

A quel punto il successo dipende non solo dalla qualità del modello o dall’originalità del caso d’uso, ma anche da aspetti come supporto operativo, gestione degli endpoint, sicurezza, governance e preparazione delle persone.

Lezione 3: l’AI su larga scala richiede infrastrutture ibride tra dispositivi, edge e data center

Il Mondiale da poco concluso si è svolto in tre Paesi – Stati Uniti, Canada, Messico – e 16 stadi, coinvolgendo decine di migliaia di persone e operatori distribuiti in luoghi diversi. Alcuni sistemi tecnologici e AI operano negli stadi, altri negli ambienti broadcast, altri ancora nei centri di comando o sui dispositivi mobili utilizzati dal personale.

“I dashboard dei centri di comando devono consolidare le informazioni a livello centrale mantenendo al tempo stesso una visibilità puntuale sui singoli eventi”, rimarca Rizzo: “questa architettura riflette sempre più da vicino quella delle moderne piattaforme di AI aziendale”.

Non tutti i carichi di lavoro possono risiedere nello stesso luogo. Alcune decisioni devono essere prese vicino alla fonte del dato, soprattutto quando entrano in gioco latenza, continuità operativa, privacy o connettività. Altri carichi di lavoro fanno ricorso invece a capacità computazionale centralizzata, governance e orchestrazione.

Per questo motivo molte organizzazioni stanno adottando modelli di hybrid AI che combinano dispositivi, infrastrutture edge e ambienti core.

L’AI scala quando l’innovazione viene trasformata in capacità operativa

“L’esigenza è ormai molto concreta”, sottolinea l’AI senior manager Europe di Lenovo: “sebbene, secondo nostre analisi a livello internazionale, il 93% delle organizzazioni preveda di aumentare gli investimenti in AI e si aspetti ritorni significativi, molte non dispongono ancora delle fondamenta necessarie per scalare efficacemente”.

I Mondiali di calcio mostrano quali siano queste fondamenta nella pratica: dati e processi integrati, modelli operativi resilienti, endpoint sicuri e gestiti, infrastrutture ibride e persone preparate a supportare sistemi di AI in contesti reali.

L’AI non scala solo perché un’organizzazione acquista una tecnologia. “Scala quando l’innovazione viene trasformata in capacità operativa”, indica Rizzo: “la Fifa World Cup dimostra che il futuro dell’AI enterprise non sarà costruito su esperimenti isolati, ma su sistemi connessi, resilienti e progettati per trasformare la complessità in azione e risultati concreti”.

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