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AI Impact Summit 2026, l’Italia punta sull’India per crescita e innovazione



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In occasione dell’AI Impact Summit 2026 a New Delhi, il ministro Urso ha annunciato che il nuovo accordo commerciale tra UE e India potrà raddoppiare le esportazioni italiane entro tre anni, aprendo opportunità per tecnologia, meccanica e innovazione. Le dichiarazioni dei leader della politica e della tecnologia

Pubblicato il 19 feb 2026



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New Delhi: nel cuore dell’AI Impact Summit 2026, l’Italia rilancia la sua presenza economica e tecnologica in India: grazie a un accordo di libero scambio tra Unione europea e India e a collaborazioni nell’intelligenza artificiale, le imprese italiane guardano a un potenziale raddoppio delle esportazioni nei prossimi anni.


Il momento dell’India per il Made in Italy

“È il momento dell’India per le imprese italiane”, ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo al Padiglione Italia dell’AI Impact Summit 2026 a New Delhi. Nonostante il 2025 sia stato un anno difficile per il commercio globale, l’export italiano verso l’India è aumentato di circa il 10% rispetto all’anno precedente, grazie a una domanda crescente di beni italiani e servizi tecnologici.

Urso ha sottolineato che l’accordo di libero scambio tra Unione europea e India – firmato formalmente alla fine di gennaio 2026 – offre una base concreta per raddoppiare le esportazioni italiane nei prossimi tre anni, grazie alla drastica riduzione dei dazi e all’abbattimento di molte barriere non tariffarie.

Eccellenza italiana nella tecnologia e AI

L’AI Impact Summit 2026 non è un semplice evento commerciale: è una vetrina globale sull’intelligenza artificiale e sulle tecnologie emergenti. Il summit, ospitato a New Delhi dal 16 al 20 febbraio 2026 sotto l’egida dell’IndiaAI Mission, attira delegazioni di oltre cento Paesi e rappresentanti di istituzioni, aziende tech e istituti di ricerca internazionali.

All’interno del Padiglione Italia, numerose aziende italiane – dal gruppo Sparkle per la connettività avanzata ai leader tecnologici Almaviva e Harmonic Innovation Group – hanno presentato soluzioni digitali e progetti innovativi. Anche Stellantis ha rafforzato il suo legame con la Fondazione AI4I per promuovere lo sviluppo dell’AI nell’industria.

La forte partecipazione italiana testimonia la capacità delle imprese del nostro Paese di competere in settori ad alto valore tecnologico e di creare partnership strategiche con l’ecosistema indiano, tra i più dinamici al mondo.


Un accordo storico per rilanciare il commercio

Il nuovo India-European Union Free Trade Agreement (FTA) rappresenta una pietra miliare nelle relazioni economiche tra Delhi e Bruxelles. Dopo quasi due decenni di negoziati, l’accordo è stato annunciato il 27 gennaio 2026 e dovrebbe entrare in vigore prima della fine dell’anno, dopo l’iter di ratifica.

Secondo analisi giornalistiche, questo accordo potrebbe eliminare o ridurre tariffe su oltre il 96 % delle merci scambiate tra UE e India, includendo settori strategici come meccanica, auto, alimentari e prodotti di lusso.

Leader europei intervenuti al summit – tra cui il primo ministro finlandese – hanno descritto l’intesa come un segno di fiducia nel libero scambio e nella cooperazione internazionale, fondamentale in un contesto di tensioni commerciali globali.

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Innovazione, startup e cooperazione globale

Accanto ai grandi gruppi industriali, startup italiane nei campi della salute digitale, dell’e-commerce, dell’Internet of Things e della blockchain partecipano attivamente alla Summit, confermando una presenza qualificata nel mercato indiano.

Un focus particolare è stato dedicato all’AI Hub for Sustainable Development, promosso dal Ministero italiano durante la Presidenza del G7 per sostenere l’adozione dell’AI nei Paesi in via di sviluppo.

Urso ha visitato l’hub ribadendo l’impegno italiano nella costruzione di partenariati industriali e tecnologici globali, che includono progetti di sostenibilità e cooperazione in Africa nell’ambito del Piano Mattei.

Inoltre, è stato siglato un accordo trilaterale tra Italia, India e Kenya per sviluppare progetti basati sull’intelligenza artificiale nel continente africano, contribuendo alla diffusione di infrastrutture e competenze digitali.


Opportunità per il sistema Paese

L’accordo commerciale con l’India e la partecipazione all’AI Impact Summit segnano un momento di svolta nelle relazioni economiche e tecnologiche tra Italia e Asia. Con un mercato di oltre un miliardo di consumatori e una crescita rapida delle tecnologie digitali, l’India rappresenta un partner strategico per le imprese italiane in cerca di nuovi spazi di sviluppo.

Il nuovo quadro di libero scambio potrebbe inoltre facilitare l’accesso a mercati ad alto potenziale e rafforzare la competitività delle nostre eccellenze industriali su scala globale.

Ecco la rielaborazione giornalistica, integrata con l’articolo precedente su Urso e il ruolo dell’Italia all’AI Impact Summit.


Da Macron ad Altman: le posizioni globali sulla governance dell’AI

Se per l’Italia l’AI Impact Summit rappresenta un’occasione di rilancio economico e industriale, sul piano internazionale il vertice di New Delhi si sta configurando come un banco di prova per la governance globale dell’intelligenza artificiale.

Leader politici e amministratori delegati delle principali aziende tecnologiche mondiali convergono su un punto: l’AI va regolamentata. Ma su come farlo, le posizioni restano distanti.

Dopo le tensioni emerse al summit di Parigi dello scorso anno, anche in India le divisioni tra approccio europeo, visione americana e strategia asiatica sono evidenti.


Macron: sicurezza e “AI sovrana”

Il presidente francese Emmanuel Macron ha posto al centro del dibattito la tutela dei minori e la sicurezza digitale. Ha invocato maggiori protezioni contro gli abusi online, citando i casi di deepfake sessualizzati generati senza consenso tramite chatbot avanzati.

Macron ha respinto le accuse di eccessiva regolamentazione europea, sostenendo che l’Europa non è “ossessivamente concentrata sulle regole”, ma punta a essere al tempo stesso spazio di innovazione e spazio sicuro.

Ha inoltre rilanciato il concetto di “AI sovrana”, condiviso con l’India: un’intelligenza artificiale sviluppata e governata per proteggere i valori democratici, l’ambiente e una crescita economica inclusiva, evitando concentrazioni di potere nelle mani di pochi big tech.


Modi: AI come bene comune globale

Il primo ministro indiano Narendra Modi ha adottato un tono più filosofico e inclusivo. Richiamando la tradizione culturale del Paese, ha affermato che la giusta azione nasce dalla giusta comprensione e che serve una roadmap condivisa per misurare il vero impatto dell’AI.

Per Modi, l’intelligenza artificiale deve essere considerata una risorsa condivisa a beneficio di tutta l’umanità.

L’obiettivo dichiarato è costruire un futuro in cui innovazione, inclusione e valori umani procedano insieme, in un’era di co-creazione tra esseri umani e sistemi intelligenti.

La posizione indiana si colloca così tra apertura tecnologica e responsabilità globale, coerentemente con il ruolo crescente del Paese come hub digitale mondiale.


Altman: democratizzazione e regole urgenti

Il CEO di OpenAI Sam Altman ha sottolineato l’urgenza di una regolamentazione internazionale dell’AI.

Secondo Altman, la democratizzazione dell’intelligenza artificiale è il modo migliore per garantire prosperità all’umanità. Tuttavia, ha avvertito che concentrare la tecnologia in un’unica azienda o in un solo Paese potrebbe generare squilibri pericolosi.

Pur favorevole all’accesso diffuso, Altman ha riconosciuto la necessità di tutele rapide e chiare, analogamente a quanto avvenuto in passato con altre tecnologie trasformative.


Amodei: tra opportunità straordinarie e rischi sistemici

Più prudente il CEO di Anthropic Dario Amodei, che ha descritto l’AI come una tecnologia in crescita esponenziale da un decennio.

Ha evocato uno scenario in cui sistemi capaci di superare le abilità umane in molti ambiti potrebbero emergere nel giro di pochi anni, parlando di “un Paese di geni in un data centre”: agenti artificiali altamente coordinati e più veloci del pensiero umano.

Amodei ha evidenziato il doppio volto dell’AI: da un lato la possibilità di curare malattie e ridurre la povertà, dall’altro rischi concreti come uso improprio, instabilità economica e perdita di posti di lavoro.

In questo contesto, ha sottolineato che l’India occupa una posizione centrale sia nelle opportunità sia nelle sfide della trasformazione tecnologica.


L’assenza di Bill Gates

Atteso come relatore principale, Bill Gates ha annullato la sua partecipazione poche ore prima dell’evento.

La Gates Foundation ha parlato di una decisione presa dopo “attenta valutazione”, senza fornire dettagli. Il ritiro arriva in un momento delicato, segnato dalle rivelazioni sui suoi passati rapporti con Jeffrey Epstein.


Un vertice tra cooperazione e competizione

Il summit di New Delhi conferma come l’intelligenza artificiale sia ormai un campo di competizione strategica globale, ma anche uno spazio in cui si tenta di costruire una governance condivisa.

Tra la visione europea orientata alla regolamentazione, l’approccio statunitense focalizzato su innovazione e apertura dei mercati, e la strategia indiana che punta a inclusione e leadership tecnologica, il confronto resta aperto.

Se per l’Italia – come dichiarato dal ministro Urso – l’India rappresenta una nuova frontiera economica e industriale, sul piano geopolitico il vertice segna un passaggio importante: la sfida non è più solo sviluppare l’AI, ma decidere chi la governa e secondo quali regole.


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