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AI e giustizia: servono innovazione responsabile e governance



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L’intelligenza artificiale può rendere la giustizia più efficiente, trasparente e vicina ai cittadini, se adottata con responsabilità. Non sostituisce il giudizio umano, ma lo supporta attraverso dati di qualità, interoperabilità e governance sicura. Servono piattaforme integrate, controllo degli accessi e collaborazione pubblico-privato per una trasformazione davvero sistemica e sostenibile

Pubblicato il 18 feb 2026

Carla Masperi

Amministratore delegato di SAP Italia



intelligenza artificiale giustizia

La giustizia è un ambito delicato. È, per definizione, la massima espressione del giudizio umano. Proprio per questo, ogni innovazione tecnologica che la riguarda deve essere introdotta con consapevolezza ed equilibrio.

L’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali possono fare molto per il mondo della giustizia. Ma la vera domanda non è se adottarle. È come farlo in modo corretto, responsabile e strutturale.

Abbiamo recentemente organizzato il tavolo di confronto “IA, dati e modelli operativi per una Giustizia più efficiente al servizio del cittadino” a cui hanno partecipato il Ministero della Giustizia, l’AgID, diversi parlamentari e addetti ai lavori. Quando oggi si parla di trasformazione non si intende solo una trasformazione tecnologica, ma sistemica: rafforzare la capacità dello Stato di garantire efficienza, certezza del diritto e fiducia istituzionale attraverso una piattaforma digitale integrata, sicura e governabile, guidata dall’AI.

Dalla digitalizzazione alla piena operatività digitale

Negli ultimi anni si è parlato molto di digitalizzazione della giustizia. Il passo successivo è renderla pienamente operativa: automazione dei processi documentali, digitalizzazione end-to-end dei procedimenti civili e penali, utilizzo dell’AI per l’analisi e il supporto decisionale, valorizzazione del patrimonio informativo attraverso un data lake giudiziario nazionale.

Tutto questo, però, funziona solo se alla base c’è un’architettura coerente che connette dati, processi e persone. L’interoperabilità non è un dettaglio tecnico: è la condizione necessaria perché sistemi diversi – legacy e nuovi – possano dialogare in modo sicuro, affidabile e continuo.

La combinazione vincente: uomo + AI

Esiste ancora una certa diffidenza verso l’intelligenza artificiale. In realtà, il tema non è la sostituzione dell’uomo, ma la qualità dei dati e del contesto in cui l’AI opera.

In un ambito come quello giudiziario, l’AI non decide: aiuta a raccogliere, organizzare e mettere a disposizione – con le corrette regole di accesso e profilazione – i documenti e le informazioni che sono alla base del giudizio delle persone.

Un esempio concreto

Pensiamo a un esempio concreto: per arrivare preparato a un’udienza, un magistrato deve poter contare su un insieme articolato di atti, memorie, precedenti e documentazione probatoria. Può accadere che, proprio il giorno dell’udienza, emerga l’assenza di un documento rilevante. Un sistema di AI, correttamente addestrato e governato, può individuare in pochi secondi l’informazione corretta all’interno di grandi moli di informazioni, riducendo tempi e margini di errore. La decisione resta sempre umana, ma la capacità di analisi viene potenziata.

Strumenti di lettura automatica possono analizzare in pochi secondi volumi di documenti che richiederebbero ore di lavoro umano. Ma dobbiamo porci alcune domande fondamentali: stiamo considerando tutti i documenti necessari per un giudizio equilibrato? I dati sono completi, affidabili, aggiornati? Perché un’AI che lavora su dati non corretti rischia di generare errori, compromettendo il circolo virtuoso dell’innovazione.

Nel contesto giudiziario, quindi, l’AI non sostituisce l’essere umano: la supporta. Accelera l’analisi, organizza la complessità, individua pattern, suggerisce raccomandazioni. Ma la decisione finale resta sempre in capo alla persona.

Oggi l’AI è in grado di automatizzare singole attività, ma può anche gestirne di più articolate, fornendo raccomandazioni strutturate. Ad esempio, stiamo mettendo a disposizione dei nostri clienti Agenti AI progettati per supportare ruoli specifici, perché ogni ambito ha sfide e responsabilità proprie. La tecnologia deve essere calata nel contesto.

Sicurezza e governance: condizioni imprescindibili

In ambito giudiziario, sicurezza e governance non sono opzioni, ma prerequisiti. Un’AI realmente adottabile deve nascere con meccanismi di controllo degli accessi, tracciabilità delle operazioni, gestione rigorosa dei dati sensibili e processi di anonimizzazione integrati. È essenziale sapere che tutti gli attori che accedono alle informazioni siano autorizzati a farlo e che ogni utilizzo sia conforme alle normative. La fiducia istituzionale si costruisce anche così.

Una visione di sistema

C’è un esempio che utilizzo spesso, in un settore diverso. Quando un responsabile HR riceve decine di migliaia di curriculum, nella pratica tende a fermarsi ai primi candidati validi. Con strumenti di AI può analizzare l’intero bacino, garantendo una selezione più equa e completa. Non è perfetta, ma è potenzialmente più giusta. Allo stesso modo, nella giustizia, la tecnologia può ampliare la capacità di analisi e migliorare l’equità del sistema, se inserita in una visione complessiva.

La trasformazione della giustizia non è solo una questione di efficienza operativa. È una questione di autorevolezza dello Stato, competitività del Paese e fiducia dei cittadini. Perché questo accada servono piattaforme integrate, interoperabilità reale, competenze diffuse e una partnership solida tra pubblico e privato.

L’intelligenza artificiale non è un’alternativa al giudizio umano. È uno strumento potente per rafforzarlo. Se governata con responsabilità, può diventare una leva concreta per una giustizia più rapida, più trasparente e più vicina ai cittadini.

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