Un chatbot generalista vale quel che vale, dieci giorni di entusiasmo e poi la sensazione che resti sempre un passo indietro rispetto al lavoro reale. La svolta arriva quando l’assistente smette di essere generalista e inizia a conoscere il contesto specifico di chi lo usa: i sistemi aziendali, le procedure, le preferenze personali, le regole del brand, le scorciatoie del mestiere. Anthropic ha sviluppato tre meccanismi per farlo, e dal 31 marzo 2026 li ha unificati in un Directory accessibile dall’interfaccia, all’indirizzo claude.ai/directory. Tre schede, tre logiche diverse di personalizzazione.
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Connectors: Claude apre le porte ai sistemi
I connectors sono integrazioni costruite sul Model Context Protocol, lo standard aperto che Anthropic ha rilasciato a fine 2024 e che nel 2026 è diventato lo standard de facto per collegare i modelli alle applicazioni esterne. Un connector permette a Claude di leggere, e in molti casi scrivere, dentro un sistema esterno: Google Drive, Gmail, Calendar, Slack, Notion, Asana, GitHub, Linear, Datadog, Figma, Canva, Box, Microsoft 365 con SharePoint OneDrive Outlook Teams, e da aprile 2026 anche software creativi come Adobe Creative Cloud, Blender, Autodesk Fusion, Ableton, Splice, SketchUp.

Il meccanismo è semplice dal punto di vista utente: si va in Directory, si sceglie il connector che serve, si attiva, si passa attraverso un flusso OAuth per autenticarsi all’applicazione esterna, si concedono permessi specifici. Da quel momento, Claude può usare quel connector durante le conversazioni, scegliendo autonomamente quando attivarlo in base alla richiesta.
In pratica, se Gmail è connesso e si chiede “controlla se è arrivata risposta da Carlo sul preventivo”, Claude apre Gmail, cerca l’email, legge i contenuti rilevanti, risponde. Se Drive è connesso e si chiede “trova il documento dell’offerta a Banca XYZ”, Claude cerca nei file, lo trova, lo legge se necessario. Se Slack è connesso e si chiede “che cosa è stato deciso ieri nel canale prodotto”, Claude scorre i messaggi e fa una sintesi.
C’è una distinzione architetturale che vale la pena capire, perché ha implicazioni di sicurezza importanti. I connectors verificati di Anthropic, quelli che si trovano nel Directory ufficiale, sono integrazioni mantenute direttamente. I custom connectors, invece, sono MCP remoti che chiunque può registrare per servizi non verificati. Sono potenti ma richiedono attenzione, perché si sta dando a Claude accesso a un sistema esterno con i propri permessi. Anthropic stessa avverte di connettere solo MCP server di organizzazioni di cui ci si fida.
Un aspetto tecnico importante per le aziende: anche se Cowork e Claude Desktop girano sul computer dell’utente, le connessioni ai connector remoti partono dall’infrastruttura cloud di Anthropic, non dalla macchina locale. Significa che server MCP dietro firewall corporate o su reti private non sono raggiungibili: serve abilitare in uscita gli indirizzi IP di Anthropic, oppure usare connector locali (per Claude Desktop, alcune integrazioni girano localmente). È il primo punto su cui sbattono le aziende che vogliono integrare Claude con sistemi interni, e va affrontato con il responsabile sicurezza prima ancora di iniziare.
I connectors funzionano su Claude.ai, su Claude Desktop, dentro Cowork, dentro Claude Code, e via API attraverso il MCP Connector. Sul fronte piani: i connectors verificati sono disponibili su tutti i tier, inclusi i Free per alcuni; i custom MCP remoti sono in beta su Pro, Max, Team, Enterprise. Microsoft 365 e altri connector enterprise sono riservati ai piani Team e Enterprise.
Skills: comportamenti riusabili da insegnare a Claude
Se i connectors sono ponti verso l’esterno, gli skills sono manuali interni. Uno skill è un set di istruzioni strutturate, scritte in un linguaggio dichiarativo, che insegna a Claude come affrontare un certo tipo di compito. Il modello legge lo skill all’inizio della conversazione, applica le regole contenute, opera di conseguenza.

Anthropic ha rilasciato skill pre-costruite per i task più ricorrenti: Excel, PowerPoint, Word, PDF, generazione di documenti, analisi dati, validazione di file. Sono attivi di default e si vedono in azione quando si chiede a Claude di produrre file: il modello sa già come strutturare un documento Word professionale, come formattare uno spreadsheet, come impaginare una presentazione, perché lo skill glielo dice esplicitamente.
Il vero salto però arriva con gli skill personalizzati. Si scrive uno skill come una cartella con un file SKILL.md (un documento markdown con frontmatter YAML) e un eventuale insieme di file di supporto. Il file SKILL.md descrive: quando attivare lo skill (la sezione description), come operare quando si attiva, quali file ausiliari leggere, quali validazioni eseguire prima di consegnare. Claude legge questo file quando rileva una richiesta che corrisponde al trigger, e segue le istruzioni.
Un esempio reale. Un imprenditore che scrive regolarmente per una testata può creare uno skill “writer-personale” che cattura il suo stile di scrittura: divieto di certi connettivi tipici dei testi AI, regole sulla struttura dei titoli, lunghezza media dei paragrafi, audit automatico pre-consegna. Da quel momento, ogni volta che chiede a Claude di scrivere “come me”, lo skill si attiva e il risultato esce già con la voce giusta. Senza lo skill, dovrebbe ripetere ogni volta le stesse istruzioni.
Un altro esempio. Un commercialista può creare uno skill “compilazione-modello-unico” che descrive passo per passo le regole di compilazione di un certo modulo fiscale, con i casi limite e le validazioni. Quando arriva un cliente con i dati, basta passarli a Claude con riferimento allo skill, e il modello produce il modulo compilato correttamente, ogni volta nello stesso modo.
Skills sono diventati gratuiti su tutti i piani inclusi i Free ad aprile 2026. La feature non è banale, perché su altri assistenti AI restano paid-only. La scelta di Anthropic ha un effetto strategico chiaro: vuole che gli utenti investano tempo nella creazione di automazioni personalizzate, perché chi lo fa diventa molto difficile da spostare su un altro prodotto.
La base spesso trascurata: custom instructions e personal preferences
Prima ancora di connectors e skills, esiste un livello di personalizzazione che troppi utenti dimenticano: le custom instructions. Nelle impostazioni di Claude, alla voce Personal preferences, si può scrivere un blocco di testo libero che descrive chi si è, come si lavora, cosa ci si aspetta da Claude in ogni interazione.

Un esempio di cosa metterci. Lingua di default, registro preferito (più formale o più informale a seconda del contesto, con eventuali sfumature tecniche), settore di attività e ruolo, città di residenza per riferimenti orari e contestuali, preferenze di formattazione (con o senza bullet point, lunghezza tipica delle risposte), vincoli (niente emoji, niente disclaimer ridondanti, sempre il riferimento alle fonti quando possibile). Più specifiche sono queste istruzioni, più Claude si sintonizza fin dalla prima frase di ogni nuova chat.
C’è poi un livello più granulare ancora, le user preferences scrivibili in linguaggio naturale durante una conversazione. Basta dire “ricordati che preferisco le risposte in tre frasi al massimo” o “non chiamarmi più dottore” e Claude aggiunge la preferenza alla memoria, che vale per tutte le conversazioni future. La memoria diventa quindi il livello dinamico delle custom instructions: quelle statiche stanno nelle impostazioni, quelle situazionali emergono dalla conversazione.
Una raccomandazione operativa: tenere le custom instructions corte e specifiche. Un blocco di duecento parole ben costruite vale più di mille parole generiche. E rivederle ogni due o tre mesi, perché le esigenze cambiano e quello che era utile in fase di apprendimento diventa rumore quando si è raggiunto un certo livello di familiarità.
Directory, dove tutto si incontra
A marzo 2026 Anthropic ha unificato skills, connectors e plugin (bundle che pacchettizzano più skill e MCP insieme) in un Directory accessibile a claude.ai/directory. È il punto di ingresso unico per estendere le capacità di Claude.
Il Directory è organizzato in tre schede.
La prima, Skills, raccoglie le automazioni: alcune pre-costruite da Anthropic, altre create dalla community o da partner verificati.
La seconda, Connectors, raccoglie le integrazioni: Google Workspace e Microsoft 365 in testa per popolarità, poi tutto l’ecosistema enterprise e creative.
La terza, Plugins, raccoglie pacchetti composti: ad esempio un plugin “Sales toolkit” può raggruppare uno skill di scrittura email, un connector Salesforce, un connector Calendar, in un’unica installazione.
L’esperienza di scoperta nel Directory è ancora migliorabile (non sempre è facile trovare il connector giusto quando se ne cerca uno specifico), ma il vantaggio strategico è enorme: avere un punto unico in cui gestire tutte le estensioni significa che l’utente non deve installare separatamente, configurare separatamente, ricordare dove sta cosa.
La tecnica di adozione che funziona, dopo aver visto decine di rollout aziendali nei primi mesi del 2026, è questa. Prima si abilitano i connector di base (Drive, Gmail, Calendar), perché sono quelli a maggiore impatto immediato. Poi si esplora il Directory degli skill verificati e si attivano quelli rilevanti per il proprio mestiere. Poi, quando il livello di familiarità è alto, si iniziano a creare skill personalizzati per i task ricorrenti. I plugin sono l’ultimo passo, quando si è pronti a pacchettizzare combinazioni complete per un team.
E la privacy? Un equilibrio da governare
Più Claude conosce, più è utile. Ma più conosce, più è importante avere chiari i confini di che cosa sta vedendo e di che cosa fa con quello che vede. Sui connectors, il principio è che Claude accede ai dati solo nell’arco della sessione attiva, e i dati restano sui server del fornitore originale (Microsoft, Google, eccetera) salvo per le porzioni effettivamente lette dentro il prompt. La sintassi di permessi OAuth è granulare, e si può scegliere di concedere solo lettura, solo certe cartelle, solo certi tipi di file.
La memoria si gestisce dalle impostazioni, si modifica, si cancella, si esporta. Le conversazioni Incognito non vi entrano. I Project con knowledge sensibile possono essere usati senza che il contenuto entri nella memoria globale, perché le conversazioni di Project restano associate al Project.
Sugli skill personali, attenzione: uno skill può contenere riferimenti a procedure interne, anagrafiche di clienti, regole di brand riservate. Se l’account è personale e poi si vuole passare a un account aziendale, gli skill non si trasferiscono automaticamente, vanno migrati a mano. Per le aziende, la raccomandazione è di sviluppare gli skill direttamente dentro account Team o Enterprise, dove l’amministrazione centrale permette controlli più stringenti.
Una buona pratica enterprise emersa dai rollout dei primi mesi del 2026: prima di abilitare connectors verso sistemi che contengono dati sensibili, fare un round di review con il responsabile sicurezza, mappare quali dati Claude potrà toccare, definire una policy chiara di chi può abilitare quali connectors. Il rischio non è che Claude faccia di sua iniziativa qualcosa di pericoloso, è che dipendenti abilitino connectors senza capirne le implicazioni di accesso ai dati aziendali.
Da cosa partire, in pratica
Per chi legge, la domanda è la stessa di sempre: come partire? Tre passaggi, in ordine.
Il primo, ed è gratuito su qualunque piano: scrivere le proprie custom instructions in Personal preferences, dedicando venti minuti. Chi si è, cosa fa, come vuole essere trattati, cosa Claude deve evitare. Questo passaggio cambia il rapporto con Claude nelle settimane successive più di quanto si pensi.
Il secondo: attivare uno o due connector di base. Google Drive o Microsoft 365 OneDrive per i file, Gmail o Outlook per le mail, Calendar per gli appuntamenti. Bastano questi tre per cambiare la qualità delle conversazioni, perché Claude inizia a poter rispondere a domande operative sul proprio lavoro reale invece che a domande astratte.
Il terzo, da affrontare dopo il primo mese: creare il primo skill personalizzato per un task ricorrente. Un format ricorrente di report, una procedura standard, una struttura di documento che si ripete. Si scrive lo skill, si testa, si itera. Quando funziona, ogni volta che si chiede a Claude di rifare quel task, lo skill si attiva automaticamente e produce il risultato giusto al primo colpo.






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