La Cina ha trasformato la carenza di chip avanzati in un programma industriale nazionale. Dopo le restrizioni introdotte dagli Stati Uniti nell’ottobre 2022, Pechino ha coordinato aziende tecnologiche, produttori di semiconduttori, università e laboratori pubblici con l’obiettivo di costruire una filiera dell’intelligenza artificiale meno dipendente dalle tecnologie occidentali.
Il progetto è diretto politicamente dal vicepremier Ding Xuexiang, ingegnere di formazione e stretto collaboratore del presidente Xi Jinping. Al centro della strategia si trova Huawei, che punta a sostituire una parte crescente degli acceleratori di Nvidia nei centri dati cinesi.
Secondo informazioni raccolte dal Wall Street Journal, Huawei avrebbe presentato al governo un piano per raggiungere entro pochi anni l’autosufficienza in alcuni segmenti essenziali dell’AI. Il gruppo ha sviluppato nuovi processori, sistemi di interconnessione e tecniche di produzione capaci di compensare almeno in parte l’impossibilità di acquistare i macchinari più avanzati disponibili sul mercato internazionale.
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Le restrizioni americane hanno accelerato gli investimenti
Il 7 ottobre 2022 il Bureau of Industry and Security del dipartimento del Commercio statunitense ha introdotto controlli destinati a limitare l’accesso cinese ai processori per il calcolo avanzato, ai supercomputer e alle apparecchiature necessarie per produrre semiconduttori di fascia alta. Washington ha motivato le misure con il rischio che queste tecnologie venissero impiegate per sistemi militari, attività di sorveglianza e applicazioni strategiche.
Le regole sono state aggiornate nell’ottobre 2023 per chiudere alcune possibilità di aggiramento e includere nuovi prodotti. L’effetto economico ha superato il blocco delle singole esportazioni: le aziende cinesi hanno dovuto riprogettare infrastrutture, software e catene di fornitura che ruotavano attorno alle Gpu di Nvidia e ai macchinari occidentali.
Pechino ha risposto aumentando il sostegno finanziario. Nel maggio 2024 è stata registrata la terza fase del fondo nazionale per i circuiti integrati, noto come “Big Fund”, con un capitale vicino a 344 miliardi di yuan, circa 48 miliardi di dollari al cambio dell’epoca. Sei grandi banche pubbliche hanno partecipato al finanziamento dell’iniziativa.
Il governo ha anche cercato di correggere alcuni problemi emersi nei precedenti programmi industriali, segnati da sprechi, progetti incompiuti e casi di corruzione. Le imprese sono state incoraggiate a raccogliere capitali in Borsa e a competere tra loro, invece di dipendere soltanto dai trasferimenti pubblici.
Nel febbraio 2026 Pechino ha inoltre comunicato l’avvio di un fondo nazionale di venture capital con una dimensione potenziale di mille miliardi di yuan, destinato alle tecnologie considerate strategiche.
Huawei costruisce un’alternativa a Nvidia
Huawei è il principale beneficiario industriale di questa politica. Le sanzioni statunitensi del 2019 avevano impedito alla società di affidare a Taiwan Semiconductor Manufacturing Company la produzione dei suoi chip più avanzati. Da allora il gruppo di Shenzhen ha lavorato con fornitori cinesi, in particolare Smic, e ha modificato il modo in cui progetta processori e sistemi di calcolo.
La famiglia Ascend rappresenta la risposta di Huawei agli acceleratori Nvidia usati per addestrare e gestire i modelli di intelligenza artificiale. Il nuovo Ascend 950 introduce modifiche all’architettura, alla gestione della memoria e alle connessioni tra processori. Huawei ha dichiarato che il chip dispone di una banda di interconnessione di due terabyte al secondo, due volte e mezzo quella dell’Ascend 910C, e utilizza memorie ad alta larghezza di banda sviluppate internamente.

La società non punta soltanto sulle prestazioni del singolo processore. Il sistema Atlas 950 SuperPoD può collegare fino a 8.192 unità di elaborazione attraverso la tecnologia UnifiedBus. Le risorse vengono presentate alle applicazioni come un unico grande computer, così da distribuire l’addestramento e l’inferenza su migliaia di chip.

Questa impostazione richiede più processori e più energia rispetto alle piattaforme costruite con i chip Nvidia più avanzati. Consente però alla Cina di utilizzare componenti prodotti con tecnologie meno recenti, compensandone una parte dei limiti attraverso la rete, il software e l’organizzazione del sistema.
Secondo le stime citate dal Wall Street Journal, la quota cinese di chip per l’AI proveniente dall’estero sarebbe scesa da circa il 90 per cento nel 2021 a meno del 60 per cento nel 2025. La penetrazione delle soluzioni locali potrebbe ridurre questa dipendenza al 25 per cento entro la fine del decennio. Sono previsioni, non dati ufficiali consolidati, e dipendono dalla capacità di aumentare la produzione.
Il collo di bottiglia resta nelle fabbriche
La Cina non può acquistare i sistemi di litografia ultravioletta estrema, o euv, prodotti dall’olandese Asml. Questi macchinari permettono di incidere circuiti molto piccoli sui wafer di silicio e sono indispensabili per fabbricare in modo efficiente i processori più avanzati.
Le aziende cinesi dispongono soprattutto di apparecchiature duv, appartenenti alla generazione precedente. Attraverso esposizioni multiple dello stesso wafer è possibile ottenere chip con caratteristiche vicine ai processi a sette nanometri. Il metodo aumenta però il numero di lavorazioni, i costi e la probabilità di difetti.
Huawei ha cercato di migliorare i rendimenti intervenendo sulla disposizione dei circuiti, sul controllo delle temperature e sul packaging. La società lavora inoltre sullo stacking, cioè la sovrapposizione verticale di più componenti. Questo approccio consente di collocare maggiore capacità di calcolo nello stesso spazio senza dover ridurre nella stessa misura la dimensione dei transistor.
I problemi riguardano anche le memorie hbm, che garantiscono il trasferimento rapido dei dati richiesto dai modelli di grandi dimensioni. I produttori cinesi hanno ridotto la distanza dai concorrenti americani e sudcoreani, ma capacità produttiva, affidabilità e resa non hanno ancora raggiunto gli standard delle aziende leader.
La produzione insufficiente limita l’offerta. Le stime riportate dalla stampa internazionale indicano per Huawei una capacità di circa 750 mila unità dei nuovi processori nel 2026, inferiore agli ordini potenziali. L’intera famiglia Ascend potrebbe raggiungere circa 1,5 milioni di consegne nello stesso anno, quasi il doppio del 2025. Queste cifre provengono da fonti industriali e non sono state confermate ufficialmente dall’azienda.
Nvidia perde terreno, ma resta indispensabile
Nvidia ha dominato per anni il mercato cinese degli acceleratori per l’AI. Oltre alle prestazioni dei suoi chip, l’azienda controlla un ecosistema software maturo, costruito attorno alla piattaforma Cuda. Migliaia di applicazioni e strumenti sono stati progettati per funzionare su questa architettura, rendendo costoso il passaggio a un fornitore diverso.
Le restrizioni statunitensi hanno costretto Nvidia a sviluppare prodotti depotenziati per la Cina, tra cui l’H20. Nel luglio 2025 l’azienda aveva annunciato la ripresa delle vendite di quel modello dopo avere ottenuto rassicurazioni dall’amministrazione americana.
Nel gennaio 2026 il dipartimento del Commercio ha modificato nuovamente la politica di autorizzazione. Le richieste per esportare in Cina Nvidia H200, Amd MI325X e prodotti comparabili possono essere valutate caso per caso, a condizione che siano rispettati determinati requisiti di sicurezza.

L’apertura non ha riportato il mercato alla situazione precedente. Le autorità cinesi hanno chiesto alle grandi imprese tecnologiche di giustificare gli acquisti di processori stranieri e di aumentare l’impiego di componenti nazionali. Secondo una stima di Bernstein riportata da Associated Press nel luglio 2026, la quota di Nvidia nel mercato cinese dei chip per l’AI sarebbe scesa dal 40 per cento del 2025 all’8 per cento nel 2026, mentre Huawei potrebbe raggiungere il 50 per cento.
Le piattaforme americane restano tuttavia importanti per addestrare i modelli più complessi. Alcune società cinesi utilizzano chip acquistati prima delle restrizioni, ricorrono a centri dati esteri o comprano apparecchiature attraverso intermediari. La scarsità ha alimentato un mercato grigio nel quale i prezzi dei processori più richiesti possono superare ampiamente quelli ufficiali.
I modelli cinesi avanzano più rapidamente dell’hardware
La distanza tra Stati Uniti e Cina appare minore nel software. Il 18 luglio 2026 Associated Press ha riferito che Kimi K3, sviluppato dalla società di Pechino Moonshot AI, ha raggiunto risultati vicini ai modelli di OpenAI e Anthropic in diversi test, con prestazioni particolarmente forti nella programmazione delle interfacce web.
Il lancio ha mostrato anche il limite dell’infrastruttura nazionale. Moonshot ha dovuto sospendere temporaneamente alcune nuove registrazioni ai servizi a pagamento per insufficienza della capacità di calcolo. Un modello competitivo può quindi incontrare difficoltà commerciali quando i server disponibili non riescono a sostenere rapidamente l’aumento degli utenti.
Altre imprese, tra cui Alibaba, Meituan, DeepSeek e Z.ai, stanno adattando modelli e applicazioni ai processori locali. Il passaggio non è immediato. Uno studio pubblicato il 9 luglio 2026 ha descritto l’installazione di carichi di lavoro complessi su sistemi Huawei Ascend: i ricercatori hanno dovuto applicare dodici modifiche al software, disattivare alcune funzioni ad alte prestazioni e introdurre controlli aggiuntivi per garantire la stabilità.
Il lavoro di ottimizzazione sta comunque producendo risultati. Una ricerca sul sistema Huawei CloudMatrix384 ha mostrato come centinaia di acceleratori Ascend possano essere coordinati per gestire modelli come DeepSeek-R1 attraverso una rete ad alta velocità e una distribuzione specializzata delle diverse fasi di elaborazione.
Una filiera separata cambia il mercato mondiale
L’obiettivo cinese non consiste soltanto nel sostituire le importazioni. Pechino vuole offrire a governi e imprese straniere un sistema completo composto da chip, server, servizi cloud e modelli aperti. Questa offerta potrebbe risultare competitiva nei Paesi che non possono acquistare facilmente le infrastrutture americane o che intendono diversificare i fornitori.
Per Nvidia e gli altri produttori occidentali, la perdita del mercato cinese significa rinunciare a una fonte rilevante di ricavi e a una vasta comunità di sviluppatori. Per le imprese cinesi, la separazione comporta invece costi più alti, duplicazione degli investimenti e minore accesso ai componenti più efficienti.
La distanza tecnologica resta ampia nella litografia, nelle memorie avanzate e nelle prestazioni per watt. La Cina ha però ridotto la propria vulnerabilità rispetto al 2022. Le restrizioni americane hanno rallentato l’accesso ai processori migliori, ma hanno anche garantito ai produttori locali domanda, capitale e clienti.
Il risultato economico dipenderà dalla produzione. Se Huawei, Smic e i fornitori di memorie riusciranno ad aumentare i volumi senza compromettere affidabilità e costi, la Cina disporrà di una filiera autonoma sufficiente per molte applicazioni commerciali. Senza un progresso nelle fabbriche e nelle apparecchiature litografiche, continuerà invece a utilizzare più chip, energia e capitale per ottenere prestazioni comparabili a quelle dei sistemi americani.








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