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La Food Valley coltiva e fa crescere l’AI (anche) per conquistare nuovi mercati



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L’intelligenza artificiale continuerà a innovare la produzione alimentare, ma si apre una nuova fase in cui una parte crescente del suo impatto si giocherà nel rapporto con il mercato e il suo sviluppo, a livello globale. La Food Valley dell’Emilia-Romagna rappresenta, anche in questo, un laboratorio di eccellenza

Pubblicato il 23 lug 2026

Stefano Casini

giornalista



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La trasformazione digitale e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale applicata alle aziende non sono più soltanto una leva per migliorare l’efficienza produttiva, ma anche uno strumento importante per rafforzare la competitività delle imprese in tutte le fasi del business e nella conquista di nuovi mercati.

Anche nel mondo dell’alimentare, dove l’Italia primeggia a livello globale e la Food Valley dell’Emilia-Romagna rappresenta un distretto di eccellenza.

Per il settore agroalimentare si apre, quindi, una nuova fase che va oltre la digitalizzazione della filiera.

L’Emilia-Romagna, del resto, si conferma uno dei territori più dinamici d’Italia sul fronte dell’innovazione: 7 imprese su 10 (il 70,7% delle imprese emiliano-romagnole) lo scorso anno hanno investito in almeno un ambito della digitalizzazione.

Tra le micro e piccole imprese la quota raggiunge il 68%, in crescita di 4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un dato che coinvolge anche uno dei settori più importanti e rappresentativi dell’economia regionale: l’agroalimentare.

L’AI e l’impatto crescente sullo sviluppo del mercato

In questo quadro, l’intelligenza artificiale continuerà a innovare la produzione, ma una parte crescente del suo impatto si giocherà nel rapporto con il mercato.

“Per molte imprese della Food Valley la sfida non sarà soltanto produrre meglio, ma comprendere prima i cambiamenti della domanda, individuare nuove opportunità e rafforzare le relazioni con clienti e distributori”, sottolinea Paolo Polenta, direttore area Vendite Centro-Sud Italia del Gruppo Execus, MarTech Company quotata su Euronext Growth Milan.

Paolo Polenta, direttore area Vendite Centro-Sud Italia del Gruppo Execus
Paolo Polenta, direttore area Vendite Centro-Sud Italia del Gruppo Execus

In uno scenario sempre più competitivo, “la differenza sarà determinata dalla capacità di trasformare i dati in decisioni e le informazioni in valore”.

Nuove sfide competitive per le imprese del Food

Fino a poco tempo fa il dibattito sull’intelligenza artificiale applicata al Food era concentrato quasi esclusivamente sulla fase produttiva, dall’agricoltura di precisione al controllo di qualità automatizzato, dalla manutenzione predittiva degli impianti all’ottimizzazione dei consumi energetici.

Oggi, invece, il valore della tecnologia sta emergendo anche nella fase successiva, quella che inizia quando il prodotto esce dallo stabilimento e raggiunge il mercato.

Del resto, per le imprese agroalimentari la sfida non è più soltanto produrre bene, ma individuare nuovi clienti, comprendere e aumentare la domanda, presidiare i canali digitali, sviluppare nuove relazioni commerciali efficaci per la vendita.

Intercettare nuove opportunità di business in tempi più veloci

È qui che spicca il ruolo della tecnologia e soprattutto dell’intelligenza artificiale. Innanzitutto, le nuove soluzioni basate sull’AI consentono alle aziende di interpretare meglio i dati commerciali, individuare nuovi segmenti di mercato, anticipare i trend di consumo e supportare le attività di export.

Attraverso l’analisi evoluta delle informazioni, “è possibile identificare buyer potenzialmente interessati, qualificare i contatti commerciali e personalizzare la comunicazione in funzione delle esigenze di clienti e distributori”, rileva il manager del Gruppo Execus.

Per un’impresa agroalimentare, ciò significa poter intercettare nuove opportunità di business in tempi più rapidi e con maggiore precisione.

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Sistemi evoluti di customer care e agenti intelligenti

Anche il marketing sta vivendo una profonda evoluzione. Gli strumenti di nuova generazione permettono di creare contenuti mirati, analizzare le performance delle campagne digitali e migliorare la presenza sui canali online, rendendo più efficace il dialogo con consumatori, buyer e stakeholder.

In parallelo, sistemi evoluti di customer care e agenti intelligenti possono supportare la gestione delle richieste, velocizzare le risposte e garantire una maggiore continuità del servizio, liberando risorse che possono essere dedicate ad altre attività a più alto valore aggiunto.

Le opportunità per le piccole e medie imprese

Per le piccole e medie imprese, che rappresentano la struttura portante dell’agroalimentare, si tratta di un’opportunità particolarmente importante.

“Molte aziende emiliane e romagnole dispongono di prodotti riconosciuti e di una forte identità territoriale, ma si trovano a competere in mercati sempre più complessi e interconnessi”, rimarca Polenta, “l’intelligenza artificiale può contribuire a ridurre questo gap, rendendo accessibili attività che fino a pochi anni fa richiedevano investimenti considerevoli e competenze specifiche”.

I numeri della Food Valley

La Food Valley emiliano-romagnola vale circa 37 miliardi di euro l’anno, coinvolge oltre 53mila imprese agricole e agroalimentari, e occupa circa 130mila persone lungo l’intera filiera.

Solo l’industria alimentare conta circa 4.500 imprese e oltre 64mila addetti. A trainare il settore è anche la forte vocazione internazionale e l’export, con Parma, Modena, Reggio Emilia e Bologna tra i principali poli italiani.

Il contesto istituzionale punta a sostenere la traiettoria dell’innovazione: la Regione Emilia-Romagna di recente ha destinato 25 milioni di euro al sostegno della transizione digitale delle imprese, favorendo l’adozione di tecnologie evolute e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.

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Tra i programmi regionali e camerali attivi nel 2026, ci sono bandi dedicati alla digitalizzazione, con contributi a fondo perduto fino al 40-50% degli investimenti.

La struttura cooperativa del settore conferma il peso strategico di questa filiera: le sole cooperative agroalimentari emiliano-romagnole sviluppano un fatturato di oltre 16 miliardi di euro l’anno, pari al 39% dell’intera industria agroalimentare regionale.

L’AI va applicata sulla base dei reali bisogni dell’azienda e della sua organizzazione

Nonostante la diffusa disponibilità all’innovazione tra le imprese dei vari settori produttivi dell’Emilia-Romagna, restano criticità rilevanti.

Oltre metà delle aziende – secondo l’analisi dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Emilia-Romagna – indica di non utilizzare l’AI perché non sa come sfruttarne le potenzialità.
Il nodo centrale resta la carenza di competenze digitali avanzate: oltre la metà delle imprese emiliano-romagnole lo scorso anno ha fatto molta fatica a trovare personale qualificato, con difficoltà ancora più marcate per le micro e piccole imprese.

A mancare, ancora una volta, non è certo la disponibilità delle tecnologie: l’intelligenza artificiale va utilizzata come strumento strategico, ma va anche integrata e applicata in modo qualificato, sulla base dei reali bisogni e dell’organizzazione specifica di ciascuna impresa.

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