L’intelligenza artificiale è una leva competitiva del presente. Eppure l’Italia e, in particolare, il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese, fatica ancora ad agganciare la veloce transizione in corso.
I dati disponibili ci dicono che solo l’8% delle PMI italiane utilizza l’AI nei processi produttivi e appena il 6% la impiega nella logistica. Nelle grandi aziende le percentuali salgono indicando che più del 50% ha integrato in modo operativo l’AI nei propri processi, evidenziando un gap strutturale che, se non colmato, rischia di diventare un bug permanente per la competitività del sistema-Paese.
Le ragioni di questo ritardo sono molteplici e vanno dalla scarsa cultura digitale dei vertici aziendali, alla carenza di figure tecniche specializzate, fina a una diffusa diffidenza verso tecnologie spesso percepite come distanti dalla realtà operativa quotidiana.
Indice degli argomenti:
Un denominatore comune: il deficit di formazione sull’AI
Alla base di tutto emerge un denominatore comune: il deficit di formazione. Non si adotta ciò che non si conosce, e non si conosce ciò per cui non si è stati adeguatamente preparati.
Investire sulle competenze significa creare le condizioni per un’innovazione consapevole, concreta e realmente integrata nei processi aziendali.

È in questo scenario che il ruolo dei Competence center nazionali assume una valenza strategica. Tra questi, CIM (Competence center per l’Industria Manifatturiera) punta ad accompagnare le imprese lungo il percorso di upskilling e reskilling del proprio capitale umano, con un approccio “che integra rigore tecnico, visione manageriale e radicamento territoriale, offrendo alle aziende strumenti concreti per trasformare la formazione in un reale vantaggio competitivo”, spiega Enrico Pisino, Ceo del Competence center nazionale CIM.
CIM: un ecosistema di competenze al servizio dell’industria italiana
Fondato con il supporto del MIMIT nell’ambito del Piano Nazionale Industria 4.0, CIM è il Competence center con sede a Torino che riunisce università, centri di ricerca e imprese con l’obiettivo di accelerare l’innovazione tecnologica nel manifatturiero italiano.
La strategia di CIM si fonda su “un patrimonio di competenze che consente di affiancare le imprese italiane con un supporto qualificato, pragmatico e orientato ai risultati”, rileva il Ceo.
Che sottolinea: “a completare questo ecosistema, la collaborazione attiva con i soci fondatori e con partner selezionati, che ampliano e rafforzano ulteriormente l’offerta di competenze e soluzioni, generando un network integrato al servizio della competitività del sistema produttivo”.
La missione del competence center per l’AI nelle imprese
La missione del competence center di Torino va oltre la ricerca applicata. Al centro ci sono il trasferimento tecnologico e, in misura sempre più rilevante, la formazione del capitale umano.
L’obiettivo “è quello di fornire alle piccole e medie imprese italiane uno strumento concreto di conoscenza e orientamento rispetto all’applicazione dell’intelligenza artificiale, sfatando i falsi miti, ridimensionando i timori legati a questa nuova tecnologia e mostrando, con dati e casi reali, dove e come l’AI può generare valore misurabile”, afferma Pisino.
Un approccio che si traduce in azioni concrete: studi sul campo, presenza attiva nelle principali manifestazioni fieristiche e tecnologiche, come A&T 2026, dove CIM ha curato e animato la ‘Casa dell’Intelligenza artificiale’, e un’offerta formativa strutturata, dinamica e in continua evoluzione.
La formazione già erogata: chi, cosa e come
Sul fronte dell’offerta formativa, il competence center CIM e la sua proposta didattica hanno già costruito un catalogo di percorsi che coprono l’intera catena del valore delle competenze sull’AI e che vanno dalla comprensione strategica per i manager all’implementazione tecnica per gli sviluppatori.
Tra i corsi erogati e consolidati figurano:
- Fondamenti di intelligenza artificiale per tecnici:
un percorso di base che copre machine learning, deep learning e architetture avanzate (CNN, RNN, LSTM, transformer), con affondi pratici su Python applicato all’AI e data visualization.
- AI for Industry: fondamenti di intelligenza artificiale per decision-maker:
il percorso flagship per manager e dirigenti, pensato per chi deve prendere decisioni strategiche sull’adozione dell’AI senza necessariamente avere un background tecnico.
- Corsi su AI Generativa e AI Agents:
moduli pratici dedicati ai Large Language Model, al prompt engineering, allo sviluppo di agenti autonomi basati su LLM e all’integrazione aziendale con architetture RAG (Retrieval-Augmented Generation).
- Computer vision e Data analysis:
percorsi tecnici per chi opera nell’analisi dei dati e nell’elaborazione delle immagini applicate ai processi industriali.
- Cybersecurity:
percorsi specifici per comprendere meglio i rischi di intrusione nelle reti aziendali con attacchi che di giorno in giorno diventano sempre più sofisticati e richiedono la formazione delle persone per prevenirli.
Il tratto distintivo dell’approccio formativo di CIM è la combinazione tra inquadramento teorico e attività pratiche hands-on su dati reali, che consente ai partecipanti di portare in azienda non solo concetti, ma strumenti applicabili da subito.

I corsi vengono erogati sia in modalità interaziendale a catalogo, sia come percorsi customizzati in house, pensati per imprese che preferiscono un intervento formativo cucito sulle proprie specificità operative.
Nel 2025 sono stati realizzati più di 100 tra corsi e percorsi formativi, di cui il 50% interaziendali, con focus specifico sull’intelligenza artificiale. L’iniziativa ha coinvolto circa 700 aziende, per l’80% PMI, e più di 1.300 partecipanti tra manager, specialisti e professionisti.
In programma: il calendario 2026 e le prossime tappe
Il calendario 2026 prevede un’offerta formativa ancora più strutturata, con numerosi percorsi dedicati all’AI, una media di due percorsi al mese.
Sono inoltre pianificate tappe sui territori in collaborazione con ITS e Associazioni datoriali: nel primo semestre gli appuntamenti coinvolgeranno Abruzzo e Puglia, con l’obiettivo di avvicinare competenze e opportunità direttamente alle imprese del territorio.
La visione formativa di CIM “va oltre l’erogazione di corsi in senso stretto”, fa notare Pisino: “una parte rilevante dell’impegno per la diffusione delle competenze sull’intelligenza artificiale si esprime nella produzione di pubblicazioni divulgative e white paper ad alto contenuto specialistico, pensati per offrire alle imprese strumenti chiari e autorevoli con cui orientarsi nel panorama dell’intelligenza artificiale applicata all’industria”.
In parallelo, CIM “promuove un’azione strutturata sul territorio nazionale, con interventi e progetti che raggiungono direttamente le imprese nei diversi distretti e contesti regionali”.
Network e collaborazioni sui territori
Ad esempio, sono in corso collaborazioni con lo IAM, il Polo di Innovazione dell’Automotive e della Meccatronica di Chieti, e in fase di definizione accordi con la Regione Abruzzo. A dicembre si sono svolte due giornate di formazione: una presso la sede dello IAM, rivolta alle aziende del distretto industriale di Atessa e dell’intera Regione abruzzese, e una dedicata agli studenti dell’ITS Meccatronica di Lanciano.
“CIM sta inoltre rafforzando la propria presenza nel Sud Italia”, sottolinea il Ceo, “dove a fine 2025 è stata avviata una nuova sede distaccata in Puglia, con l’obiettivo di rendere ancora più efficace l’azione di formazione continua e il supporto alle imprese locali”.
Il supporto di CIM “è, di fatto, reso concreto anche con specifici hub territoriali come quello di Cuneo, realizzato all’interno dello stabilimento di Michelin, e con le collaborazioni siglate con le Camere di Commercio e le associazioni datoriali di vari territori”.

Questi accordi puntano a costruire un’infrastruttura formativa diffusa, in grado di raggiungere anche le imprese che per dimensione o per posizione geografica incontrerebbero difficoltà ad accedere autonomamente all’ecosistema di CIM.
Una strategia che “trasforma la formazione da servizio puntuale a processo di sviluppo del sistema produttivo locale”, osserva Pisino, “integrandosi con le politiche di sviluppo regionale e con le reti dell’intermediazione economica che conoscono in profondità i fabbisogni delle singole filiere”.
Perché investire nella formazione sull’AI?
Per le imprese che si interrogano sull’opportunità di investire in formazione sull’intelligenza artificiale, l’esperienza di CIM suggerisce alcune indicazioni chiave:
1. la formazione deve essere contestuale. I percorsi che funzionano combinano fondamenti teorici su ML e Deep Learning con applicazioni pratiche su dati reali aziendali. La distanza tra teoria e operatività quotidiana è la prima causa di fallimento dei progetti AI;
2. servono percorsi differenziati per target. Manager e decision-maker hanno bisogno di capire roadmap, governance e ROI dell’AI. Tecnici e sviluppatori devono saper implementare, modellare e integrare. Un’offerta formativa efficace parla a entrambi, con linguaggi e contenuti diversi;
3. gli outcome vanno misurati. Prima di avviare un percorso formativo, le imprese dovrebbero concordare con i provider KPI chiari: tasso di applicazione delle competenze acquisite, numero di progetti avviati, ROI atteso. Trasformare la formazione da spesa a investimento misurabile è la vera sfida, anzi la vera opportunità, di questo momento.
Il gap di adozione dell’intelligenza artificiale nelle PMI italiane non si colma con la sola disponibilità di tecnologie. Si colma investendo nelle persone, preparando le organizzazioni al cambiamento e costruendo un ecosistema capace di accompagnare le imprese lungo l’intero percorso di trasformazione.






