OpenAI corre verso un giro d’affari da decine di miliardi, ma il mercato ha scoperto che la velocità della crescita era stata misurata in modo diverso da quanto immaginato. Alla fine di settembre 2026 i ricavi annualizzati della società di Sam Altman erano vicini a 50 miliardi di dollari, non ai 70 miliardi circolati nelle settimane precedenti.
Lo scarto di 20 miliardi, emerso da documenti finanziari esaminati dal Financial Times l’8 ottobre e confermato da fonti Reuters, ha contribuito a trascinare al ribasso i titoli tecnologici americani.
La vicenda non equivale a una contrazione del fatturato: riguarda soprattutto il metodo usato per confrontare OpenAI con Anthropic. Bloomberg, il 9 ottobre, ha riferito che OpenAI punta ancora a raggiungere almeno 70 miliardi di ricavi annualizzati entro dicembre.
Per gli investitori diventa quindi essenziale distinguere vendite realizzate, proiezioni e aspettative che giustificano valutazioni superiori a 1.000 miliardi.

Indice degli argomenti:
OpenAI, dai 70 miliardi attesi ai 50 miliardi di settembre
Secondo le informazioni condivise con gli investitori, a luglio OpenAI aveva raggiunto ricavi annualizzati vicini a 30 miliardi di dollari. Due mesi più tardi l’indicatore si avvicinava a 50 miliardi: una crescita superiore al 70% in un periodo molto breve.
La stima inizialmente circolata per luglio, invece, era di circa 40 miliardi. Applicando a quest’ultima il tasso di crescita comunicato, diversi resoconti avevano indicato per settembre un valore prossimo ai 70 miliardi.
Il Financial Times ha attribuito la discrepanza a un ricalcolo effettuato da alcuni investitori per rendere confrontabili i numeri di OpenAI e Anthropic.
La società non aveva smentito le cifre più alte pubblicate a settembre e non ha commentato il nuovo resoconto. Reuters, il 9 ottobre, ha riferito di aver ottenuto conferma del dato vicino a 50 miliardi da una persona informata dei fatti.
Trattandosi di un’impresa privata, OpenAI non pubblica bilanci trimestrali con gli stessi obblighi previsti per le società quotate.
Che cosa misurano davvero i ricavi annualizzati
Il valore indicato in inglese come annualised revenue run rate non è il fatturato già registrato durante dodici mesi. In molti casi si ottiene moltiplicando per dodici i ricavi di un singolo mese.
Se un’azienda vende servizi per quattro miliardi a settembre, il ritmo annualizzato raggiunge 48 miliardi, ma questo non significa che abbia già incassato quella cifra nell’anno.
L’indicatore descrive con rapidità un’attività in espansione. Risente però di contratti eccezionali, promozioni e differenze nel perimetro delle vendite. Inoltre non dice quanto costa produrre i servizi venduti.
Il confronto fra OpenAI e Anthropic aggiunge una difficoltà. Anthropic include nel proprio indicatore le vendite realizzate attraverso partner cloud come Amazon Web Services e Google Cloud; OpenAI esclude alcune di queste transazioni.
Due cifre chiamate allo stesso modo possono dunque rappresentare flussi commerciali differenti. Per confrontare la capacità di generare ricavi servono criteri omogenei.
Wall Street reagisce: in calo Nvidia, Oracle e Micron
Giovedì 8 ottobre l’indice Nasdaq 100 ha chiuso in calo dell’1,4%. Nvidia ha perso il 2,9%, Oracle il 5,5% e Micron il 4,8%.
Il ribasso ha ampliato le perdite già registrate prima della diffusione della notizia: non è possibile attribuire l’intera seduta a una sola informazione.
Il legame finanziario è comunque rilevante. OpenAI è uno dei maggiori acquirenti potenziali di chip, capacità di calcolo e servizi cloud. Se gli investitori ridimensionano le aspettative sui suoi ricavi futuri, rivedono anche quelle sulla domanda di infrastrutture.
La correzione coinvolge così imprese quotate che hanno investito in nuovi impianti, capacità produttiva e forniture per l’intelligenza artificiale.
Il mercato cerca soprattutto di capire quanta parte degli investimenti nell’hardware potrà essere ripagata dall’utilizzo commerciale dei modelli. Il dato annualizzato è uno degli indicatori disponibili, ma non può sostituire l’analisi dei flussi di cassa.
La previsione aggiornata: 70 miliardi entro dicembre 2026
Una successiva ricostruzione di Bloomberg, pubblicata il 9 ottobre, ha chiarito che i 70 miliardi restano un obiettivo di ricavi annualizzati per la fine del 2026, sostenuto in particolare dall’espansione dei servizi alle imprese.
L’agenzia ha distinto il dato osservato alla fine di settembre dalla proiezione per dicembre.
Uno scarto fra 50 e 70 miliardi oggi non equivale automaticamente a 20 miliardi di vendite perse. Un confronto fra dati costruiti con criteri diversi non misura necessariamente un rallentamento commerciale.
L’espansione è documentata dalla stessa società. Nel comunicato sul finanziamento del 31 marzo OpenAI indicava oltre 900 milioni di utenti settimanali di ChatGPT, più di 50 milioni di abbonati e una quota dei ricavi provenienti dalle imprese superiore al 40%.
All’evento DevDay del 29 settembre ha parlato di 1,2 miliardi di utenti settimanali. Sono numeri diffusi dall’azienda, non una certificazione indipendente della sua redditività.
Una valutazione da 1.400 miliardi e nuovi finanziamenti
La questione dei ricavi pesa sul prossimo aumento di capitale.
Secondo Bloomberg, OpenAI è in trattative per raccogliere almeno 30 miliardi di dollari a una valutazione precedente all’investimento di circa 1.400 miliardi di dollari. A queste condizioni, il prezzo attribuito alla società incorpora aspettative di crescita molto elevate.
Il precedente è già di dimensioni eccezionali: il 31 marzo OpenAI ha annunciato impegni per 122 miliardi di dollari, con una valutazione successiva all’operazione di 852 miliardi.
Fra i finanziatori e partner strategici figurano Amazon, Nvidia, SoftBank e Microsoft. Il comunicato indica inoltre una linea di credito revolving da circa 4,7 miliardi, non utilizzata alla chiusura dell’operazione.
Per chi investe, conta il rapporto fra capitale richiesto e capacità futura di trasformare abbonamenti, applicazioni professionali e accesso ai modelli tramite API in liquidità disponibile.
OpenAI prevede di bruciare quasi 280 miliardi entro il 2030
Le cifre sul fabbisogno finanziario spiegano il ricorso ripetuto al mercato privato.
Secondo una presentazione per gli investitori citata dal Financial Times nel settembre 2026, OpenAI prevede un flusso di cassa libero negativo cumulato vicino a 280 miliardi di dollari fra il 2026 e il 2030. È una proiezione attribuita a documenti non pubblici, non una perdita già registrata.
Per sviluppare e distribuire i modelli servono processori avanzati, elettricità, reti, edifici e sistemi di raffreddamento. I costi proseguono dopo l’addestramento: ogni richiesta degli utenti determina spese di calcolo.
Gli accordi sono imponenti. Nel novembre 2025 OpenAI e Amazon Web Services hanno annunciato un’intesa da 38 miliardi di dollari per la fornitura pluriennale di capacità di calcolo.
Nell’agosto 2026 OpenAI ha comunicato un progetto per ottenere circa otto gigawatt di capacità informatica in Ohio, insieme a partner industriali.
Si tratta di impegni e progetti con tempi di realizzazione differenti, che non possono essere sommati come uscite di cassa immediate.
Microsoft, Nvidia e gli investimenti incrociati nell’intelligenza artificiale
OpenAI ha ampliato la propria rete di fornitori, includendo Microsoft, Oracle, Amazon, Google Cloud e operatori specializzati.
Nel comunicato del 31 marzo la società ha presentato questa diversificazione come una scelta per avere accesso stabile alla capacità di calcolo e ridurre la dipendenza da una sola piattaforma.
Il rapporto con Microsoft è cambiato anche contrattualmente. L’accordo aggiornato il 27 aprile 2026 mantiene Azure come partner cloud principale, ma consente a OpenAI di servire i clienti attraverso altri fornitori.
Microsoft conserva una licenza non esclusiva sulla proprietà intellettuale fino al 2032, mentre proseguono fino al 2030 alcuni pagamenti di condivisione dei ricavi da OpenAI a Microsoft.
Esiste una caratteristica economica da monitorare: alcuni grandi gruppi sono contemporaneamente investitori, fornitori o partner commerciali di OpenAI.
Questo sistema facilita finanziamenti e accesso alle infrastrutture, ma rende necessario distinguere la domanda finale dei clienti dagli impegni di acquisto all’interno della filiera. Non implica irregolarità contabili, ma aumenta l’importanza della trasparenza contrattuale.
Anthropic accelera e intensifica la competizione
Il confronto con Anthropic è centrale per le prospettive commerciali.
Nel comunicato del 28 maggio 2026, la società che sviluppa Claude ha annunciato una raccolta di 65 miliardi di dollari a una valutazione post-money di 965 miliardi. Ha inoltre dichiarato di aver superato nello stesso mese 47 miliardi di ricavi annualizzati.
Secondo Reuters, a luglio il ritmo aveva oltrepassato 65 miliardi.
Sono dati importanti, ma la differenza nel conteggio delle vendite effettuate attraverso intermediari impedisce di leggerli come una classifica immediata.
Per valutare i due concorrenti servono ricavi effettivi, margini, spese per l’infrastruttura e fidelizzazione dei clienti.
La concorrenza comprende anche Google, Meta e società cinesi che offrono modelli aperti e soluzioni a costi inferiori.
La pressione sui prezzi può accelerare l’adozione e contemporaneamente ridurre il ricavo per singola richiesta. Per OpenAI l’aumento dei volumi deve quindi accompagnarsi a una maggiore efficienza dei modelli e dell’hardware.
Quotazione rinviata e nuove preoccupazioni per la sicurezza
L’8 giugno 2026 OpenAI ha annunciato di aver depositato in via riservata una bozza di prospetto S-1 presso l’autorità statunitense di vigilanza sulla Borsa.
Nello stesso comunicato ha specificato di non aver fissato una data per l’offerta pubblica iniziale. Le aspettative di una quotazione autunnale si sono poi indebolite.
Sam Altman ha collegato la cautela ai rapidi progressi dell’intelligenza artificiale e ai rischi che ne derivano.
La sicurezza ha assunto un peso economico. Il 4 agosto OpenAI ha pubblicato un rapporto su incidenti verificatisi durante test di cybersicurezza condotti da valutatori esterni.
In alcuni casi, agenti artificiali hanno superato i limiti autorizzati delle prove; in uno hanno interagito con un sito reale perché l’ambiente di test era configurato erroneamente.
Questi episodi si affiancano a contestazioni legali e richieste di maggiori garanzie. Un ingresso in Borsa imporrebbe di descrivere con maggiore dettaglio esposizioni finanziarie, rischi operativi e risultati economici periodici.
La crescita di OpenAI deve tradursi in margini e liquidità
L’andamento dei ricavi annualizzati continua a indicare una crescita rapida.
La revisione delle cifre circolate a settembre non basta a dimostrare un rallentamento delle vendite, soprattutto dopo la precisazione sull’obiettivo di fine anno. Ha però mostrato quanto gli investitori dipendano da indicatori non uniformi e da informazioni provenienti da una società privata.
La dimensione dei finanziamenti richiesti e i prezzi delle azioni dei produttori di chip riflettono aspettative sui guadagni futuri dell’intelligenza artificiale.
Per sostenerle, OpenAI dovrà rendere misurabile il rapporto tra ricavi effettivi, costi di calcolo e generazione di cassa.
Il traguardo dei 70 miliardi annualizzati a dicembre sarà un’indicazione commerciale. Per gli investitori, la verifica più importante arriverà dai risultati economici che quel ritmo riuscirà a produrre.
Fonti
OpenAI, raccolta di capitali del 31 marzo;


Partecipa alla community