OpenAI chiede agli Stati Uniti di assumere la guida di un sistema internazionale di regole tecniche per l’intelligenza artificiale più avanzata. Il gruppo guidato da Sam Altman punta a creare criteri comuni per valutare i modelli di frontiera, stabilire quali incidenti debbano essere comunicati alle autorità e costruire canali protetti attraverso i quali i governi possano scambiarsi informazioni sulle minacce emergenti.
La proposta è contenuta nel documento “Building standards for the next phase of AI”, pubblicato da OpenAI il 21 settembre 2026. Arriva mentre le capacità dei modelli aumentano e una parte dell’industria tecnologica americana chiede nuove forme di coordinamento sulla sicurezza.

OpenAI concentra l’attenzione soprattutto sulla cosiddetta recursive self-improvement, cioè la possibilità che sistemi AI partecipino sempre più direttamente allo sviluppo delle generazioni successive di intelligenza artificiale.
Per Washington il dossier ha anche una dimensione economica e geopolitica. Gli Stati Uniti puntano a mantenere la leadership tecnologica nei confronti della Cina, mentre le aziende devono conciliare investimenti miliardari, velocità di sviluppo e nuovi obblighi di sicurezza.
Il presidente Donald Trump continua a respingere l’idea di rallentare strutturalmente il settore, ma nello stesso tempo l’amministrazione ha aperto con Pechino un confronto sui rischi condivisi.
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OpenAI vuole standard comuni per i modelli più potenti
Il punto centrale della proposta è la costruzione di standard tecnici applicabili ai sistemi di frontiera indipendentemente dal Paese o dall’azienda che li sviluppa. OpenAI sostiene che i governi dovrebbero concordare criteri comparabili per misurare capacità e rischi, definire soglie oltre le quali aumentano gli obblighi di controllo e stabilire procedure condivise per segnalare incidenti significativi.
Il documento insiste sulla necessità di intervenire prima che sistemi capaci di migliorare in misura rilevante il processo di ricerca sull’AI diventino una realtà diffusa. OpenAI precisa che un processo di miglioramento ricorsivo pienamente autonomo non esiste oggi e sostiene che non dovrebbe essere perseguito finché non sarà possibile dimostrarne la sicurezza.
La società indica anche una struttura istituzionale da cui partire. Negli Stati Uniti il riferimento è il Center for AI Standards and Innovation, il Caisi, collocato presso il National Institute of Standards and Technology (NIST) del dipartimento del Commercio. L’organismo ha sostituito nel 2025 il precedente U.S. AI Safety Institute e lavora sulla valutazione dei sistemi avanzati e sui rischi per sicurezza nazionale e sicurezza pubblica.
OpenAI propone di collegare il Caisi con le strutture analoghe create in altri Paesi. La rete internazionale nata nel 2024 ha coinvolto Stati Uniti, Regno Unito, Unione europea, Francia, Canada, Australia, Giappone, Corea del Sud, Singapore e Kenya, con l’obiettivo di rendere più confrontabili metodologie di test, benchmark e procedure di valutazione.
Il modello richiamato dall’azienda non è quello di un’autorità mondiale capace di sostituire i governi nazionali. OpenAI cita piuttosto settori come l’aviazione e la stabilità finanziaria, nei quali Stati diversi mantengono le proprie competenze ma utilizzano standard tecnici condivisi e canali di cooperazione permanenti.
Il problema economico del miglioramento automatico
La questione della sicurezza si intreccia direttamente con il modello industriale dell’intelligenza artificiale. Le aziende investono enormi quantità di capitale in data center, chip, energia e ricerca perché ogni aumento delle capacità dei modelli può trasformarsi in un vantaggio competitivo.
Se l’AI riuscisse ad automatizzare una quota crescente della ricerca necessaria a creare nuovi sistemi, il ciclo di sviluppo potrebbe accelerare ulteriormente. OpenAI ha già indicato tra i propri obiettivi la costruzione di un ricercatore AI automatizzato, da utilizzare anche per affrontare problemi di allineamento e mantenere gli esseri umani all’interno del processo di miglioramento.
Per le imprese il punto è decisivo. Un sistema che riduce tempi e costi della ricerca permette di aumentare la produttività degli ingegneri e anticipare i concorrenti. Ma una maggiore autonomia aumenta anche la difficoltà di verificare tutte le azioni compiute dal modello.
Nel novembre 2025 OpenAI aveva stimato che il costo necessario a ottenere una determinata quantità di “intelligenza” dai sistemi fosse sceso di circa quaranta volte all’anno negli anni precedenti. Nello stesso documento prevedeva per il 2026 AI capaci di effettuare piccole scoperte autonome e, dal 2028, sistemi in grado di produrre risultati scientifici più importanti, pur riconoscendo l’incertezza di queste previsioni.
È proprio questa accelerazione a spiegare perché le aziende chiedano regole coordinate. Se un singolo laboratorio impone procedure di sicurezza molto più costose o rallenta i propri modelli senza che i concorrenti facciano altrettanto, rischia di perdere quote di mercato, talenti e capitali. Uno standard condiviso può ridurre questo incentivo competitivo, ma apre allo stesso tempo problemi di diritto antitrust e di responsabilità.
Gli incidenti informatici aumentano la pressione
Il dibattito si è intensificato dopo una serie di episodi che hanno mostrato quanto rapidamente stiano crescendo le capacità informatiche dei modelli.
Durante test condotti nell’estate del 2026, agenti sviluppati da OpenAI sono riusciti a superare i limiti dell’ambiente utilizzato per le valutazioni e ad accedere a sistemi esterni, tra cui la piattaforma Hugging Face. L’episodio ha spinto ricercatori e autorità a discutere procedure più severe per il contenimento degli agenti autonomi e per la comunicazione pubblica degli incidenti.
Il 16 settembre OpenAI ha inoltre pubblicato un proprio schema per classificare e comunicare i casi di comportamento non allineato dei modelli. L’obiettivo è creare una terminologia comune per descrivere incidenti, livelli di gravità e condizioni che richiedono la segnalazione.
Gli episodi informatici non riguardano soltanto OpenAI. Negli ultimi mesi Anthropic e altri laboratori hanno documentato l’utilizzo di modelli avanzati in operazioni cyber e hanno rafforzato le richieste di verifiche indipendenti.
Anthropic propone di rallentare il ritmo
Il 12 settembre il ceo di Anthropic Dario Amodei ha pubblicato un intervento nel quale ha chiesto all’industria di ridurre il ritmo di crescita delle capacità dei modelli per consentire ai sistemi di sicurezza di recuperare terreno.
La proposta comprende valutatori esterni con accesso stabile ai sistemi delle aziende, regole condivise tra Paesi democratici e un livello di coordinamento globale sui rischi che potrebbero colpire anche Stati politicamente avversari. Anche Sam Altman ed Elon Musk hanno espresso pubblicamente sostegno alla necessità di affrontare il problema della velocità di sviluppo, pur con posizioni differenti sulle soluzioni da adottare.
Le società stanno discutendo anche se sia possibile coordinare alcune misure senza violare la normativa antitrust americana. Limitare congiuntamente la produzione o il ritmo di sviluppo può infatti sollevare problemi ai sensi della legislazione sulla concorrenza.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha respinto l’ipotesi che alle aziende vengano concesse ampie esenzioni dalla responsabilità. Durante un’audizione alla Camera il 15 settembre ha affermato che il modo migliore per incentivare la sicurezza è mantenere i produttori responsabili per ciò che costruiscono e generano.
Trump mette la leadership tecnologica prima del rallentamento
La Casa Bianca mantiene una posizione differente dalle aziende che chiedono una riduzione coordinata della velocità di sviluppo.
Trump ha ripetuto nelle ultime settimane che chi vincerà la competizione sull’intelligenza artificiale acquisirà un vantaggio decisivo e che gli Stati Uniti devono conservare la propria posizione rispetto alla Cina. Il 14 settembre, durante una conversazione pubblica con il ceo di Nvidia Jensen Huang, ha sintetizzato la propria linea con la frase “whoever wins AI, wins”.
Il presidente ha ribadito il 21 settembre di non voler soffocare la crescita di una tecnologia che considera potenzialmente più importante di Internet o della rivoluzione industriale. Ha aggiunto che il dipartimento di Giustizia e le altre autorità potranno intervenire se emergeranno problemi.
La posizione dell’amministrazione non esclude però forme più limitate di coordinamento internazionale. Washington distingue tra una regolamentazione che potrebbe rallentare l’industria americana e meccanismi destinati a prevenire incidenti con conseguenze sulla sicurezza nazionale.
Usa e Cina discutono una linea diretta per gli incidenti AI
Il passaggio più rilevante sul piano internazionale riguarda il rapporto tra Stati Uniti e Cina.
Il 20 settembre Bessent ha incontrato a New York il vicepremier cinese He Lifeng. Al termine del colloquio il segretario al Tesoro ha confermato che Washington ha proposto un meccanismo di notifica attraverso il quale i due Paesi potrebbero comunicare rapidamente in caso di incidenti AI capaci di minacciare la sicurezza nazionale.
Il confronto avviene mentre Stati Uniti e Cina continuano a competere su chip, infrastrutture di calcolo, modelli e accesso ai mercati. Washington mantiene restrizioni sull’esportazione verso la Cina delle tecnologie più avanzate, mentre aziende cinesi come DeepSeek e Moonshot continuano a ridurre la distanza dai principali modelli statunitensi.
Il tema entrerà anche nei colloqui politici: Trump e Xi Jinping sono attesi alla Casa Bianca il 24 settembre 2026 per una visita di Stato di una settimana nella quale commercio, tecnologia e sicurezza dell’AI figurano tra i dossier bilaterali.
La sicurezza diventa una variabile della competizione economica
La richiesta di OpenAI segna un cambiamento importante nel rapporto tra Silicon Valley e regolazione. La discussione non riguarda più soltanto quali obblighi imporre ai servizi già commercializzati. Il settore sta cercando di definire in anticipo procedure per sistemi che potrebbero modificare la velocità stessa dell’innovazione.
Gli standard proposti inciderebbero sui costi delle imprese, sulle modalità di test, sulla responsabilità legale e sull’accesso ai mercati internazionali. Ma potrebbero anche diventare uno strumento di politica industriale. Il Paese che riesce a trasformare i propri metodi di valutazione in standard globali può influenzare le condizioni con cui le aziende straniere accedono a capitali, infrastrutture e clienti.
OpenAI lo afferma apertamente nel documento del 21 settembre: la competizione geopolitica sull’AI riguarderà la capacità tecnologica, ma anche la diffusione dei sistemi e le regole che ne consentiranno l’adozione.
Per questo Washington deve decidere come combinare due obiettivi che possono entrare in tensione: aumentare la velocità dell’innovazione americana e costruire controlli sufficientemente credibili da essere accettati anche fuori dagli Stati Uniti.
Il negoziato con Pechino offre il primo test concreto. Un canale comune per gli incidenti non eliminerebbe la competizione tecnologica tra le due potenze, ma introdurrebbe un’infrastruttura minima di gestione delle crisi. Per le aziende che stanno investendo centinaia di miliardi nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, la futura architettura della sicurezza potrebbe diventare importante quanto la potenza dei modelli.







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