OpenAI porta la propria strategia per l’industria dell’informazione dentro le scuole di giornalismo. L’azienda ha annunciato l’8 settembre 2026 una nuova iniziativa che partirà dalla Craig Newmark Graduate School of Journalism della City University of New York e dalla Medill School of Journalism, Media, Integrated Marketing Communications della Northwestern University.
Per l’anno accademico 2026-2027 OpenAI metterà a disposizione più di 400 abbonamenti a ChatGPT Edu destinati agli studenti graduate e ai docenti interessati delle due università. Il programma sarà sviluppato insieme al Tow-Knight Center for Journalism Futures della Newmark J-School e al Knight Lab di Medill. La società non ha comunicato il valore economico complessivo delle licenze né la loro ripartizione tra i due atenei.
L’accordo interessa il mercato dei media perché sposta la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa dalla sperimentazione nelle redazioni alla formazione di chi nelle redazioni entrerà nei prossimi anni. Per gli editori significa poter contare su una nuova generazione di giornalisti che arriverà sul mercato del lavoro avendo già utilizzato strumenti di AI per analisi dei dati, ricerca documentale, traduzione e sviluppo di prodotti editoriali.
La scelta arriva mentre le imprese dell’informazione devono affrontare una pressione crescente sul traffico proveniente dai motori di ricerca e cercano di capire se l’AI possa ridurre alcuni costi senza compromettere qualità e affidabilità. Il rapporto Journalism, Media, and Technology Trends and Predictions 2026 del Reuters Institute for the Study of Journalism, basato sulle risposte di 280 dirigenti dei media in 51 Paesi, indica che gli editori prevedono una riduzione del 43% del traffico proveniente dalla ricerca nei successivi tre anni.
Indice degli argomenti:
Oltre 400 licenze per gli studenti di giornalismo
Il punto di partenza dell’iniziativa è l’accesso agli strumenti. OpenAI sostiene che il costo non debba impedire agli studenti di sperimentare l’intelligenza artificiale durante il percorso universitario.
ChatGPT Edu è la versione del servizio sviluppata per scuole e università. Offre controlli amministrativi, gestione dei permessi e protezioni della privacy pensate per le organizzazioni. OpenAI precisa inoltre che i dati inseriti negli spazi di lavoro Edu non vengono utilizzati per addestrare i suoi modelli.
Jeremy Gilbert, professore di Medill e Knight Chair in Digital Media Strategy, ha indicato proprio nell’accessibilità economica uno dei motivi della collaborazione. Il Knight Lab, ha spiegato, vuole consentire agli studenti graduate interessati di utilizzare gli strumenti più recenti senza trasformare il costo della tecnologia in una barriera.
Gina Chua, direttrice esecutiva del Tow-Knight Center, considera invece l’AI una tecnologia destinata a modificare l’ecosistema dell’informazione e ritiene necessario che studenti e docenti imparino a lavorarci direttamente.
Il programma non prevede soltanto l’utilizzo di ChatGPT. Newmark e Medill dovranno sviluppare modalità di sperimentazione che aiutino gli studenti a comprendere errori e limiti dei sistemi generativi, stabilendo dove rimangano indispensabili verifica, responsabilità editoriale e giudizio umano.
Che cosa può fare l’AI dentro una redazione
OpenAI individua diverse attività nelle quali i suoi strumenti possono essere inseriti:
- analisi dei documenti pubblici,
- ricerca dentro grandi quantità di dati,
- consultazione degli archivi,
- traduzione degli articoli,
- sviluppo di nuovi prodotti,
- marketing e analisi delle prestazioni commerciali.
Sono applicazioni che interessano sia l’area editoriale sia quella economica. Per una testata con poche risorse, automatizzare trascrizioni, classificazione dei documenti o alcune operazioni di ricerca può ridurre il tempo impiegato nelle attività ripetitive.
Sul lato commerciale l’AI viene sperimentata per analizzare dati sugli abbonati, personalizzare prodotti, sostenere le vendite pubblicitarie e individuare opportunità di crescita.
Nel luglio 2026 OpenAI ha descritto alcuni progetti sviluppati dagli editori che utilizzano la sua tecnologia.
Il Daily Beast, per esempio, ha realizzato una serie di agenti denominati Data Scouts per analizzare informazioni utilizzate dai team editoriali e commerciali. Il Centro de Periodismo Investigativo di Porto Rico ha invece sviluppato strumenti personalizzati per tradurre e preparare comunicazioni rivolte ai finanziatori.
Enlace Latino North Carolina ha adattato un sistema di traduzione per lanciare una newsletter in inglese, ampliando il pubblico potenziale e le possibilità di sponsorizzazione. Sono casi presentati da OpenAI e dalle organizzazioni coinvolte, non misurazioni indipendenti dell’aumento di produttività o dei ricavi ottenuti grazie all’AI.
Gli editori investono, ma i risparmi sul personale restano limitati
L’adozione dell’intelligenza artificiale non ha finora prodotto la riduzione dei costi del lavoro che una parte dell’industria aveva ipotizzato.
Nel sondaggio 2026 del Reuters Institute, il 67% dei dirigenti dei media interpellati ha dichiarato che le efficienze ottenute con l’AI non hanno consentito di eliminare posti di lavoro. Il 16% ha segnalato una lieve riduzione degli organici, mentre il 9% ha dichiarato di avere aggiunto nuovi ruoli e nuovi costi.
Le attività considerate più importanti dagli editori restano quelle meno visibili al pubblico. Il 64% cita automazione, trascrizione, supporto al copy editing e gestione dei metadati. Il 44% indica programmazione e sviluppo di prodotto, il 33% applicazioni commerciali e il 29% attività legate alla raccolta delle notizie.
Questi numeri aiutano a leggere anche l’accordo con Newmark e Medill. Le aziende editoriali non cercano soltanto giornalisti in grado di ottenere una risposta da un chatbot. Servono persone capaci di inserire questi sistemi dentro processi produttivi controllabili, verificare l’origine dei dati e comprendere quando l’automazione genera un vantaggio economico reale.
Dai giornalisti agli ingegneri dell’AI
OpenAI sta costruendo questa presenza nel settore dell’informazione attraverso una rete di collaborazioni avviate negli ultimi tre anni.
Con l’American Journalism Project ha rinnovato un programma che offre alle oltre 50 organizzazioni del portafoglio la possibilità di accedere a ChatGPT Enterprise e a crediti per le api. Il Product & AI Studio dell’organizzazione deve trasformare i progetti considerati più efficaci in strumenti riutilizzabili da altre testate locali e non profit.
La società sostiene anche l’AI Collaborative and Fellowship del Lenfest Institute for Journalism. Il modello è diverso: le organizzazioni editoriali ricevono risorse per assumere specialisti tecnici incaricati di costruire e sviluppare progetti basati sull’AI.
Il Lenfest Institute ha spiegato nell’agosto 2025 che i fellow vengono inseriti direttamente nelle organizzazioni partecipanti. I progetti possono riguardare crescita dell’audience e dei ricavi, accesso agli archivi, analisi dei dati e strumenti destinati alle redazioni.
La differenza è significativa per l’economia delle piccole testate. L’ostacolo all’adozione dell’intelligenza artificiale non coincide infatti soltanto con il prezzo delle licenze. Bisogna sostenere i costi delle competenze tecniche, della formazione, della gestione dei dati e dei controlli editoriali.
Wan-Ifra ha coinvolto più di 165 redazioni
La collaborazione con Wan-Ifra, la World Association of News Publishers, è partita nel 2024 attraverso il programma Newsroom AI Catalyst. Secondo OpenAI, le varie edizioni hanno coinvolto più di 165 redazioni in Europa, Asia-Pacifico, Asia meridionale, America Latina, Australia e Nuova Zelanda. Il programma comprende formazione, assistenza tecnica, sviluppo della strategia e crediti per utilizzare le api di OpenAI.
Il 7 settembre 2026, un giorno prima dell’annuncio dedicato alle università americane, OpenAI e Wan-Ifra hanno inoltre comunicato un nuovo programma per l’Ucraina insieme all’Association of Independent Regional Press Publishers of Ukraine.
Il progetto comprende una Newsroom AI Masterclass Series e un nuovo Newsroom AI Catalyst rivolto agli editori indipendenti ucraini. Le attività coprono flussi editoriali, coinvolgimento del pubblico, sviluppo di prodotto, ricavi, trasformazione organizzativa e uso responsabile dell’intelligenza artificiale. Il Catalyst è programmato per partire il 17 settembre 2026.
OpenAI lavora inoltre dal maggio 2025 con Inma, International News Media Association. L’accordo comprende webinar, incontri regionali, condivisione di esperienze e crediti per consentire agli editori di sperimentare direttamente le tecnologie.
Il nodo economico è l’accesso alle notizie
La diffusione dell’AI dentro le redazioni rappresenta soltanto una parte del rapporto tra piattaforme tecnologiche ed editori. L’altra riguarda il modo in cui i lettori arrivano alle notizie.
Secondo il Digital News Report 2026 del Reuters Institute, il 10% degli intervistati nei mercati analizzati utilizza chatbot di intelligenza artificiale per informarsi, contro il 7% dell’anno precedente. La quota sale al 16% tra gli utenti con meno di 35 anni. Il 42% di chi usa questi servizi per le notizie indica tra le funzioni più apprezzate la possibilità di fare domande successive e ottenere ulteriori spiegazioni.
Per gli editori questo spostamento ha una conseguenza economica precisa. Se una parte della ricerca di informazioni passa dai motori tradizionali ai chatbot, una quota del pubblico può ricevere risposte senza entrare direttamente nel sito che ha prodotto l’informazione. Cambiano così i meccanismi attraverso i quali una visita si trasforma in pubblicità, registrazione o abbonamento.
Il Reuters Institute osserva che la crescita dell’uso dei chatbot per le notizie crea un problema di distribuzione e remunerazione: gli editori devono decidere se consentire alle piattaforme di accedere ai propri contenuti e a quali condizioni economiche.
OpenAI ha già siglato accordi e collaborazioni con numerosi gruppi editoriali, tra cui Associated Press, Axel Springer, Financial Times, Condé Nast, News Corp, Le Monde, Prisa, Reuters, The Atlantic, Time e Vox Media. La società ha dichiarato nel dicembre 2025 che i propri partner editoriali fornivano contenuti in più di 20 lingue.
La formazione diventa parte della competizione sull’AI
L’arrivo di ChatGPT Edu alla Newmark J-School e a Medill estende quindi una strategia che comprende tecnologia, formazione, distribuzione e rapporti commerciali con gli editori.
Per OpenAI, entrare nelle università significa familiarizzare i futuri professionisti con i propri strumenti prima del loro ingresso nel mercato del lavoro. Per le scuole di giornalismo significa aggiungere competenze che le aziende editoriali stanno già cercando di costruire internamente.
Il vantaggio economico dell’AI per le redazioni, però, non è ancora definito una volta per tutte. I dati del Reuters Institute indicano investimenti crescenti, ma anche risparmi occupazionali limitati. Allo stesso tempo, il passaggio della ricerca di informazioni verso chatbot e assistenti digitali può ridurre il traffico che gli editori hanno monetizzato per anni attraverso pubblicità e abbonamenti.
La formazione dei giornalisti entra così direttamente nella trasformazione industriale del settore. Imparare a utilizzare l’AI servirà a produrre e analizzare informazioni con strumenti nuovi. Per editori e futuri professionisti conterà soprattutto capire se quelle tecnologie possono generare più valore di quanto costino e se permetteranno alle testate di mantenere un rapporto economico diretto con i propri lettori.






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