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Oltre l’entusiasmo: come ottenere un ROI concreto dall’intelligenza artificiale



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Per ottenere un ROI misurabile dall’intelligenza artificiale, le organizzazioni devono concentrarsi su obiettivi concreti: eliminare le frizioni digitali, migliorare l’esperienza lavorativa e integrare l’AI nei processi operativi con una chiara strategia di governance

Pubblicato il 16 giu 2026

Sebastian Schrötel

Senior vice president product management di TeamViewer



ROI intelligenza artificiale
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L’intelligenza artificiale sta attirando investimenti senza precedenti. Tuttavia, la vera domanda per la maggior parte delle aziende è semplice: quando vedremo effettivamente un ritorno su questo investimento?

Per il management aziendale, la risposta non si trova nei benchmark dei modelli o negli annunci di finanziamento ma deve avere un riscontro nell’esperienza quotidiana delle proprie aziende. L’AI sta aiutando i gruppi di lavoro a operare in modo più fluido? Sta eliminando le difficoltà dal lavoro quotidiano?

La tecnologia si guadagna il proprio posto quando risolve problemi reali. Questo principio diventa ancora più importante nei periodi di rapida innovazione. Le cifre degli investimenti possono dominare la conversazione pubblica, ma all’interno delle aziende la valutazione è semplice: questa tecnologia rende davvero l’organizzazione più efficiente rispetto a prima? Se i benefici non sono visibili nei processi operativi quotidiani, la scala dell’investimento da sola non ne giustificherà il costo.

AI, oltre la fase dell’entusiasmo

La prima ondata di adozione dell’AI è stata generata in gran parte dalle possibilità. Cosa si potrebbe ottenere con questi sistemi? Fin dove potrebbero spingersi? Sono stati lanciati progetti pilota in molti dipartimenti aziendali, spesso con grande entusiasmo.

Quella fase di sperimentazione era necessaria per incoraggiare l’apprendimento e far emergere nuove idee. Oggi, però, il contesto è più esigente. L’incertezza economica persiste, le previsioni di crescita rimangono caute e i costi operativi sono sotto un controllo più stretto. In questo scenario, la sola sperimentazione non è più sufficiente: le aziende hanno bisogno che l’AI offra un valore misurabile nei processi.

Questo è fondamentale perché molte organizzazioni operano già sotto pressione. Il lavoro ibrido ha aggiunto complessità, le infrastrutture tecnologiche si sono espanse e i gap di competenze rimangono difficili da colmare. Il risultato è la cosiddetta ‘digital friction’: una disfunzione quotidiana che interrompe i flussi di lavoro e drena la produttività.

Le ultime ricerche condotte per conto di TeamViewer mostrano quanto sia diffuso il problema: quattro dipendenti su cinque dichiarano di perdere tempo ogni mese a causa di un’infrastruttura IT inefficiente. In media, si perdono 1,3 giorni lavorativi per colpa di problemi tecnici, e quasi la metà degli intervistati segnala ritardi su progetti e processi essenziali. In questo contesto, l’AI non deve aggiungere complessità, ma rimuoverla. Le imprese che ottengono il miglior ROI si concentrano su un obiettivo chiaro: ridurre le ‘frizioni’ nel modo in cui il lavoro viene effettivamente svolto.

Dal modello reattivo a processi IT proattivi e autonomi

Una delle maggiori opportunità per l’AI risiede nella gestione degli ambienti tecnologici. Molti processi operativi IT seguono ancora un modello reattivo: un sistema si guasta, viene aperto un ticket e il gruppo dei tecnici interviene. È un processo cui siamo tutti abituati ma inefficiente, poiché il personale di assistenza passa il tempo a rispondere ai problemi anziché prevenirli.

L’AI permette di superare questo ciclo. Analizzando i flussi dei dati tra dispositivi e sistemi, l’AI può identificare i pattern che indicano problemi emergenti prima che questi interrompano l’attività degli utenti. Può inoltre generare ed eseguire automazioni per risolvere tali criticità tempestivamente.

Il passo successivo sono le operazioni IT autonome. I sistemi di AI possono generare passaggi di riparazione, creare flussi di automazione e risolvere problemi ricorrenti — come errori di configurazione o rallentamenti del sistema — senza intervento manuale da parte del tecnico. Questo passaggio dal reattivo all’autonomo riduce i tempi di inattività, alleggerisce il carico del supporto e permette al personale IT di concentrarsi su attività più strategiche.

Il ruolo dell’AI generativa e agentica

I recenti progressi nell’AI generativa estendono significativamente queste capacità. I sistemi non si limitano più ad analizzare i problemi, ma possono generare soluzioni, documentazione tecnica, piani di riparazione e persino codice.

Un altro sviluppo rilevante è l’AI agentica. Gli agenti AI possono operare all’interno di ambienti definiti, attivando automazioni e coordinando risposte tra diversi sistemi. Invece di limitarsi ad assistere l’uomo, questi sistemi partecipano attivamente al mantenimento delle operazioni digitali. Per le aziende che affrontano una carenza di tecnici esperti, questa capacità è preziosa: permette di scalare le competenze e aiuta i dipendenti meno esperti a risolvere problemi con maggiore sicurezza.

Rendere il lavoro più gestibile

In ambienti complessi come impianti di produzione, hub logistici o servizi di intervento sul campo, le persone incontrano frequentemente intoppi tecnici che interrompono la propria produttività. In queste situazioni, l’AI può offrire immediatamente le informazioni necessarie o attivare processi di riparazione automatizzati.

Quando i dipendenti non devono dilungarsi nel cercare risposte, recuperano tempo e concentrazione. In questo modo il lavoro diventa più gestibile con un effetto tangibile sulla produttività e sul morale. Una tecnologia che riduce la frustrazione spesso si rivela più preziosa di una che sembra semplicemente “impressionante”.

Capacità strategica di controllo e discernimento da parte della leadership nell’era dell’AI

Il ritmo rapido dello sviluppo dell’AI spinge a muoversi in fretta, ma correre senza una visione chiara porta spesso a un’adozione frammentata. Dunque, è fondamentale che i vertici aziendali definiscano dove l’AI può creare miglioramenti significativi nei processi operativi e dove, invece, sia opportuno mostrare cautela.

Priorità chiare proteggono il focus ed evitano investimenti dispersivi. Anche la comunicazione gioca un ruolo centrale: i dipendenti devono capire come i nuovi strumenti influenzeranno il loro lavoro quotidiano. Quando lo scopo di una tecnologia è chiaro, l’adozione diventa più semplice. Un’adozione diffusa è essenziale se le aziende vogliono massimizzare il potenziale dell’AI.

Un percorso pratico verso il futuro

Man mano che l’AI si integra sempre più nei flussi operativi quotidiani, la fiducia assume un ruolo rilevante quanto la competenza tecnica. Le imprese devono comunicare con chiarezza come vengono utilizzati questi sistemi, dove la supervisione umana resta indispensabile e in che modo la tecnologia è progettata per supportare le persone nel proprio lavoro.

La prossima fase dell’adozione dell’AI punterà meno sulla sperimentazione e più sull’integrazione. Le aziende che ne trarranno i maggiori benefici saranno quelle orientate ai risultati, con processi più snelli e mansioni di routine automatizzate.

Quando l’AI si trasforma in un alleato concreto nel lavoro di ogni giorno per tutta l’organizzazione, l’adozione avviene spontaneamente. Esaurita la spinta emotiva degli investimenti in AI, sopravviveranno solo le tecnologie realmente utili: quelle che, senza clamore, aiutano le aziende a funzionare meglio nel quotidiano.
È lì che si troverà il ROI dell’intelligenza artificiale.

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