Il procurement, negli ultimi due anni è diventato uno dei terreni su cui i grandi fornitori di tecnologia investono di più e il motivo è semplice: ogni spesa di un’impresa, prima o poi, passa attraverso un ufficio acquisti.
Tra fine agosto e metà settembre 2026 tre annunci indipendenti hanno raccontato lo stesso spostamento da angolazioni diverse. Gartner distingue oggi tra piattaforme di procurement “AI-native”, costruite attorno all’intelligenza artificiale fin dall’origine dei dati, e piattaforme “AI-added“, dove l’AI viene aggiunta a sistemi già esistenti.
Google ha aperto il proprio nuovo prodotto per il settore legale anche al procurement. Tech Mahindra e Uniphore hanno unito le forze per portare l’AI agentica dentro gli acquisti del settore retail.

Indice degli argomenti:
La distinzione nel procurement secondo Gartner
Gartner distingue oggi tra piattaforme “AI-native”, dove l’intelligenza è incorporata nel modello dati fin dalla progettazione, e piattaforme “AI-added”, dove funzioni di IA vengono innestate su architetture legacy pensate per flussi di lavoro transazionali. Questa distinzione compare nel report Predicts 2026: AI Transforms IT Sourcing, Procurement and Vendor Management, un documento secondo cui l’AI sta ridefinendo la gestione degli acquisti IT, dei contratti e dei rapporti con i fornitori attraverso l’automazione e una maggiore trasparenza.
La sua previsione è che entro il 2028, il 90% degli acquisti b2b passerà attraverso agenti AI, per un valore superiore ai 15 mila miliardi di dollari. Un’indagine Gartner sulla qualità dei dati, citata da più fonti indipendenti tra cui la piattaforma Art of Procurement, riporta invece che il 74% dei procurement leader ammette che i propri dati non sono ancora pronti per l’AI. Le due cifre, prese insieme, disegnano un settore che si muove più rapidamente sulle ambizioni che sulle fondamenta tecniche.
Cosa succede nei contratti
La trasformazione non riguarda soltanto le piattaforme, ma anche il modo in cui i contratti vengono scritti e rinegoziati. Gartner prevede che entro il 2027 il 50% delle organizzazioni supporterà le negoziazioni con i fornitori attraverso strumenti di analisi del rischio contrattuale basati sull’AI, secondo quanto dichiarato dall’azienda in un comunicato dedicato al procurement.
Un fenomeno collegato, ma documentato in un report precedente e specifico sui contratti di servizi IT, riguarda le clausole di restituzione dei guadagni di produttività: secondo l’analista Gartner Jaideep Thyagarajan, entro il 2027 il 60% dei grandi contratti di servizi IT potrebbe includere clausole che obbligano il fornitore a restituire al cliente parte dei risparmi ottenuti grazie all’automazione.
La dinamica è già visibile nella pratica: Biswajit Maity, analista senior Gartner, ha dichiarato che le rinegoziazioni contrattuali legate all’AI “stanno diventando più comuni, anche se non ancora diffuse” nel mercato dei servizi IT aziendali, con clienti che chiedono sconti fino al 25-30% prima della scadenza naturale del contratto.
Un terzo dato, tratto da un altro studio della società sul software di gestione della supply chain pubblicato a gennaio 2026, colloca la questione su scala di mercato: la spesa in software con funzionalità di IA agentica crescerebbe da meno di 2 miliardi di dollari nel 2025 a 53 miliardi entro il 2030, mentre il software privo di generative AI perderebbe terreno nello stesso periodo.
Questo dato riguarda la supply chain nel suo complesso, non il solo procurement, ma indica la direzione in cui i fornitori di tecnologia stanno spostando gli investimenti.
Per i team di approvvigionamento aziendale, la conseguenza pratica è uno spostamento di competenze: meno attività amministrativa, più governo dei sistemi automatizzati, verifica dei dati usati dai modelli e negoziazione delle clausole più delicate legate all’AI.
Perché la mossa di Google non è solo un lancio di prodotto
Il 25 agosto Google Cloud ha annunciato Gemini Enterprise for Legal, una piattaforma pensata per studi legali e uffici legali aziendali, con connettori verso strumenti come Docusign, iManage e Thomson Reuters e con studi legali di primo piano, tra cui Cleary Gottlieb, Freshfields e Weil, coinvolti nello sviluppo.
Il settore del legal AI è stimato in 3,11 miliardi di dollari nel 2025 e proiettato a 10,82 miliardi entro il 2030, secondo la società di analisi MarketsAndMarkets, una crescita che ha già attirato investimenti ingenti: la startup Harvey è stata valutata 11 miliardi di dollari a marzo 2026 su circa 190 milioni di dollari di ricavi ricorrenti annui, mentre la rivale svedese Legora ha raccolto capitali a una valutazione stimata tra 5,6 e 10 miliardi di dollari nello stesso anno.
Thomson Reuters ha già integrato l’AI nella propria piattaforma CoCounsel dopo aver acquisito Casetext, e Microsoft offre funzioni legali dentro Copilot. Google entra quindi in un mercato già affollato di specialisti ben finanziati e di altri grandi gruppi tecnologici, non in uno spazio vuoto.
Anche OpenAI si è aggiunta al novero delle aziende che producono AI for legal, lanciando, il 21 settembre, Astra for Legal.
Di conseguenza l’estensione al procurement annunciata da Eudia, partner di lancio di Google, assume un significato preciso: si parla infatti della possibilità per i dipartimenti di procurement di usare i suoi agenti per redigere e revisionare contratti, valutare il rischio su migliaia di accordi esistenti e gestire gli obblighi contrattuali lungo l’intero portafoglio aziendale.
Satish Thomas, vicepresidente di Google Cloud, ha dichiarato che l’integrazione con Eudia permette ai team legali di “automatizzare l’analisi contrattuale multi-fase in ore anziché giorni”. Il punto è strutturale: legale e procurement condividono in buona parte la stessa materia prima, i contratti, per cui un fornitore che entra nel primo ambito trova naturale estendersi al secondo.
Chi sono Tech Mahindra e Uniphore, e perché la loro alleanza pesa
Il 27 agosto, due giorni dopo l’annuncio Google-Eudia, Uniphore e Tech Mahindra hanno reso nota una partnership per costruire una “Agentic AI Factory” rivolta a clienti enterprise a livello globale. L’iniziativa integra la piattaforma Business AI Cloud di Uniphore nella capacità di delivery di Tech Mahindra e punta inizialmente su due settori: nel retail, procurement, intelligence sui fornitori e ottimizzazione dei costi rientrano sotto l’etichetta “Strategic Sourcing”; nel comparto bancario, assicurativo e dei servizi finanziari, il focus è su prestazioni non reclamate e gestione dei sinistri.
Nessuna delle due aziende è un nome marginale. Tech Mahindra è una delle maggiori società indiane di consulenza e servizi IT, parte del gruppo Mahindra, quotata alla borsa di Mumbai, con una base di oltre 148mila dipendenti in più di 90 paesi e un fatturato annuo di circa 6,4 miliardi di dollari nell’esercizio chiuso a marzo 2026, secondo i risultati finanziari pubblicati dall’azienda.
Uniphore, dal canto suo, si definisce “the Business AI company” ed è stata valutata 2,5 miliardi di dollari dopo un round di finanziamento da 260 milioni di dollari chiuso nell’ottobre 2025, sottoscritto da Nvidia, AMD, Snowflake e Databricks, secondo quanto riportato dall’azienda e da testate di settore come CMSWire.
L’alleanza unisce quindi una società di servizi con capacità di delivery su scala globale e una piattaforma di AI enterprise appena ricapitalizzata da alcuni dei maggiori nomi dell’hardware e dei dati. È questa combinazione, più che l’annuncio in sé, a spiegare perché l’operazione viene letta come un segnale serio e non come una semplice mossa di marketing: due aziende di peso scelgono il procurement come terreno di prova iniziale per l’AI agentica in azienda, invece di relegarlo a un progetto pilota marginale.
Tre segnali, non ancora una tendenza consolidata
Nessuno dei tre eventi, da solo, dimostrerebbe granché: un report di analisi riservato, un lancio di prodotto con partner commerciali, un’alleanza industriale. Presi insieme, però, indicano che i grandi fornitori di tecnologia enterprise stanno riposizionando il procurement come terreno di applicazione dell’AI agentica, cioè di sistemi capaci non solo di rispondere a domande, ma di eseguire in autonomia compiti a più passaggi, come confrontare offerte, segnalare anomalie o avviare una rinegoziazione.
Mentre lo stesso Gartner segnala sia il divario di prontezza dei dati sia una pressione crescente sui contratti esistenti, con clienti che già oggi chiedono di rinegoziare accordi in corso.
Rimane comunque un divario tra gli annunci commerciali, che si moltiplicano ogni settimana e coinvolgono aziende quotate, startup miliardarie e conglomerati industriali, e la prontezza infrastrutturale e contrattuale delle organizzazioni, che secondo gli stessi dati Gartner procede più lentamente. Per chi segue il settore da fuori, il rischio principale è scambiare la densità degli annunci per l’evidenza di un cambiamento già avvenuto.
I dati citati raccontano invece un settore che si sta coagulando intorno un’idea condivisa, quella del procurement come processo continuo e non più episodico, mentre la parte più difficile, cioè rendere i dati aziendali affidabili e i contratti flessibili abbastanza da reggere questo cambiamento, resta in gran parte da fare.

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