Con la crescente integrazione dell’intelligenza artificiale nelle attività operative e nei processi decisionali aziendali, i Chief Financial Officer (CFO) stanno assumendo un ruolo sempre più determinante nel definire le priorità legate all’AI, tradurre la strategia in azione, orientare gli investimenti e l’allocazione del capitale.
E tra i CFO italiani questa evoluzione risulta ancora più marcata, così come il divario tra ambizioni e livello di preparazione. Sono dinamiche e tendenze che emergono dal nuovo studio globale dell’IBM Institute for Business Value, condotto su 1.500 CFO nel mondo, di cui 51 in Italia.
“Assumendosi i compiti di routine e fornendo una visione in tempo reale dei crediti, della liquidità e delle attività di controllo”, sottolinea Filippo Moroni, senior partner Global strategic sales di IBM Consulting Italia, “gli agenti di AI possono aiutare i direttori finanziari ad anticipare gli eventi anziché limitarsi a reagire, simulando scenari, reindirizzando il capitale e definendo i limiti entro i quali opera l’intelligenza artificiale. Questo è il cambiamento che molti CFO italiani stanno affrontando oggi”.
Indice degli argomenti:
Gli sviluppi dell’AI e i cambiamenti in corso
Ecco alcuni risultati ed evidenze riguardo ai manager finanziari italiani: sette su dieci (69%) indicano che negli ultimi due anni il proprio ruolo si è esteso alla leadership della strategia tecnologica e di AI aziendale. È una percentuale superiore sia alla media globale, pari al 62%, sia a quella europea, pari al 65%.
Oltre la metà (55%) rileva una maggiore autorità nella gestione del portafoglio e nella riallocazione del capitale. Il 53% dei CFO italiani ritiene di avere assunto maggiori responsabilità nella definizione dei modelli di business e delle strategie di crescita.
Questi ultimi dati risultano sostanzialmente in linea con il quadro internazionale, dove le percentuali si attestano rispettivamente al 56% e al 54%.
I CFO devono contribuire fin dall’inizio a definire le strategie AI
Nonostante l’ampliamento del ruolo, nessuno dei CFO italiani censiti ritiene che la funzione Finance abbia raggiunto un livello di preparazione tale da sostenere pienamente la trasformazione, con l’AI integrata in modo sistematico e su larga scala nei flussi di lavoro e nei processi decisionali. A livello globale, la percentuale è pari al 6%.
“Storicamente, il CFO era considerato il garante della stabilità, responsabile della disciplina finanziaria e del controllo dei rischi”, fa notare Jim Kavanaugh, Chief Financial Officer di IBM.
E rileva: “queste responsabilità restano essenziali. Oggi, tuttavia, non è più sufficiente che i CFO e i loro team si limitino a valutare le decisioni. Devono contribuire a definirle fin dall’inizio, collegando la strategia all’esecuzione, gli insight all’azione e la tecnologia alla creazione di valore”.

L’IBM Institute for Business Value, il think tank di thought leadership di IBM, “combina ricerca globale e dati sulle performance con le competenze di esperti di settore e accademici di primo piano”, spiegano in IBM, “offrendo insight che aiutano i leader aziendali a prendere decisioni più informate”.
Spiccano i CFO AI-first
L’analisi identifica un gruppo di CFO AI-first, le cui organizzazioni dimostrano capacità avanzate in ambiti quali strategia aziendale, governance dell’AI, intelligence integrata, allocazione del capitale e pianificazione di lungo periodo.
Rispetto agli altri CFO, questi leader hanno una probabilità doppia di contribuire alla progettazione di sperimentazioni di nuovi modelli di business su scala aziendale o di guidare iniziative potenzialmente in grado di trasformare il proprio settore.
Le aziende guidate da CFO AI-first hanno più capacità di esecuzione e risultati migliori
Tra il 2022 e il 2024, le organizzazioni guidate da CFO AI-first hanno registrato tassi di crescita dei ricavi superiori del 23% rispetto alle altre organizzazioni comparabili.
“I CFO AI-first hanno una probabilità superiore del 18% di dichiarare che la propria organizzazione attui efficacemente la strategia aziendale”, indica l’analisi di settore, “e le aziende guidate da CFO AI-first approvano i finanziamenti per nuove iniziative di AI il 15% più rapidamente rispetto alle organizzazioni comparabili”.
La visione dei leader finanziari nel mondo
“Se i dati rilevanti possono essere generati rapidamente e offrire indicazioni su ciò che potrebbe accadere, possiamo prendere decisioni in modo proattivo anziché reattivo”, rileva Mitsuru Hashimoto, executive officer e chief general manager in Yamaha Motor.
In futuro, “vogliamo affidare all’AI la generazione delle previsioni e concentrare il contributo delle persone sui processi decisionali di livello più elevato”, rimarca Koichi Takahashi, executive officer e CFO in Daikin Industries.
Considerata l’attuale velocità del cambiamento, è anche essenziale restare attenti alle nuove opportunità. Anziché destinare tutti gli investimenti nell’ambito del processo di definizione del budget, “è opportuno mantenere una quota di risorse disponibile da indirizzare verso nuove iniziative nel momento in cui iniziano a svilupparsi”, indica Lindsey Crossland, Group CFO di KPMG UK.
Gli insight basati sui dati cambiano l’approccio dei CFO
Ecco altri risultati dello studio condotto dall’IBM Institute for Business Value, in collaborazione con Oxford Economics: il 48% dei CFO a livello globale, rispetto al 43% in Italia, induca che la propria organizzazione aggiorna frequentemente l’allocazione del capitale destinato agli investimenti in AI e alla crescita utilizzando insight in tempo reale basati sui dati.
Il 38% a livello globale e il 43% in Italia afferma invece di adottare un approccio basato sui dati, ma ancora lento nell’adeguarsi ai cambiamenti.

Il 48% dei CFO a livello globale e il 51% in Italia rileva che la funzione Finance monitora attivamente il valore generato dall’AI e rialloca il capitale di conseguenza. Tuttavia, solo l’8% a livello globale e il 2% in Italia afferma che la funzione Finance guida gli obiettivi aziendali di creazione di valore attraverso l’AI e dispone di meccanismi automatizzati di investimento collegati ai risultati raggiunti.
C’è poi una tendenza ancora molto limitata: soltanto il 6% dei manager a livello globale e il 4% in Italia consente all’AI di raccomandare o realizzare riallocazioni del capitale all’interno di linee guida prestabilite.
Contribuire attivamente alle decisioni che guidano l’azienda
Per i CFO, “l’obiettivo è chiaro: la funzione finanziaria deve andare oltre la semplice chiusura dei conti per contribuire attivamente alle decisioni che guidano l’azienda”, indica Moroni.
Che osserva: “ma questa trasformazione non parte dagli agenti di intelligenza artificiale; parte dalla base. Collegare i sistemi, migliorare l’affidabilità dei dati, riprogettare i processi e coinvolgere le persone sono elementi essenziali per far passare gli agenti di intelligenza artificiale dalla fase pilota a quella di vera e propria leva strategica”.
La funzione Finance e le potenzialità dell’AI
Quasi la metà dei CFO a livello globale (48%) e il 55% di quelli italiani descrive la funzione Finance come in una fase di importante sviluppo. In questa fase, “le competenze specifiche di AI restano concentrate in determinati ruoli, team o casi d’uso e non sono ancora diffuse su larga scala all’interno della funzione”, rileva lo studio.
Il 42% dei CFO a livello globale e il 41% in Italia ritiene che la funzione Finance abbia raggiunto un elevato livello di preparazione all’AI, con team dotati delle competenze necessarie per estenderne l’utilizzo su larga scala.
Solo il 6% dei manager a livello globale descrive la funzione Finance come “pienamente pronta alla trasformazione, con l’AI integrata in modo sistematico nei flussi di lavoro e nei processi decisionali su larga scala”.
Le prospettive guardando al 2030
Guardando al 2030, il 61% dei CFO italiani prevede di assumere maggiori responsabilità nella definizione delle linee guida finanziarie ed etiche per l’AI.
Allo stesso tempo, il 67% si aspetta di supervisionare l’allocazione del capitale supportata dall’AI e i processi decisionali autonomi, una prospettiva condivisa soltanto dalla metà dei CFO a livello mondiale.
La maggioranza dei manager italiani (53%) prevede inoltre di svolgere un ruolo più rilevante nella definizione dei modelli operativi, delle strategie per i lavoratori e della struttura organizzativa.
Solo quattro CFO italiani su dieci si aspettano invece una maggiore focalizzazione sulla creazione di valore aziendale e sulla strategia di portafoglio, una percentuale nettamente inferiore al 52% registrato a livello globale.





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