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Astra for Law: OpenAI entra nel mercato legal tech


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OpenAI porta GPT-6 Astra nel settore legale con una piattaforma che combina intelligenza artificiale, ricerca su oltre 230 milioni di pagine giuridiche e integrazioni con i principali software professionali. La mossa aumenta la pressione su Thomson Reuters, Harvey, Anthropic e Google e punta al mercato degli studi legali americani

Pubblicato il 21 set 2026



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Astra for Law




OpenAI entra direttamente nel mercato delle tecnologie per gli studi legali. Il 17 settembre 2026 la società ha presentato Astra for Law, una configurazione di GPT-6 Astra progettata per ricerca giuridica, analisi dei casi, redazione di documenti e sviluppo di applicazioni professionali.

La novità ha un peso che va oltre l’introduzione di un nuovo strumento di intelligenza artificiale. OpenAI punta a fornire l’infrastruttura tecnologica sulla quale studi legali e società di legal tech possono costruire servizi propri. Harvey e Legora, due delle aziende più note nel settore dell’AI applicata al diritto, sono già indicate come clienti delle future api di Astra for Law.

Il lancio amplia così la competizione tra produttori di modelli di intelligenza artificiale, fornitori di banche dati giuridiche e piattaforme specializzate.

Negli Stati Uniti si stanno muovendo nello stesso spazio Anthropic, Google e Thomson Reuters, mentre gli studi legali cercano di capire quali attività possano essere automatizzate senza perdere controllo sulle fonti, sulla riservatezza dei clienti e sulla responsabilità professionale.

Un GPT-6 costruito intorno al lavoro degli avvocati

Astra for Law combina GPT-6 Astra con istruzioni specifiche per l’analisi e la scrittura giuridica e con un motore dedicato alla ricerca delle fonti. Non è quindi un semplice chatbot al quale OpenAI ha aggiunto un’etichetta per il settore legale.

Il sistema può cercare sentenze, leggi federali e statali, regolamenti, regole processuali e decisioni amministrative degli Stati Uniti. Secondo OpenAI, l’indice giuridico comprende oltre 230 milioni di url e viene aggiornato quotidianamente. Una parte centrale dell’archivio deriva dalla collaborazione con Free Law Project, organizzazione non profit che gestisce CourtListener. La raccolta comprende, secondo i dati citati da OpenAI, oltre il 99,9% della giurisprudenza precedenziale statunitense pubblicata.

Per uno studio legale il valore economico potenziale nasce dall’unione tra ricerca e produzione del documento. Il sistema può partire dai fatti di una controversia, individuare precedenti rilevanti, mostrare i passaggi delle sentenze che sostengono una tesi e aiutare il professionista a redigere un’argomentazione.

OpenAI sottolinea anche un’altra funzione: Astra può cercare decisioni che indeboliscono la posizione del cliente. È un elemento importante perché una delle criticità dei sistemi generativi utilizzati nel diritto riguarda la capacità di produrre risposte convincenti anche quando le fonti sono incomplete o non sostengono realmente la conclusione proposta.

La stessa OpenAI invita infatti gli utenti a controllare risposte e fonti prima di utilizzarle nell’attività professionale.

I test: 54% di risposte corrette nel benchmark

OpenAI ha sottoposto Astra for Law a 200 domande di ricerca giuridica statunitense tratte dal set privato di validazione del Legal Research Bench di Vals AI.

Con il livello massimo di elaborazione, la configurazione specializzata ha superato il controllo complessivo di correttezza nel 54% dei quesiti. GPT-6 Astra utilizzato con la normale ricerca sul web si è fermato al 38,7%. OpenAI calcola quindi un miglioramento relativo del 40%.

Nei quesiti concentrati sulla giurisprudenza, Astra for Law ha inoltre trovato il 24% di casi di riferimento in più. Sul campione sottoposto a verifica, il sistema ha recuperato fino al 54% di passaggi pertinenti in più dalle decisioni giudiziarie corrette.

I numeri indicano un miglioramento rispetto al modello generalista, ma mostrano anche il limite attuale della tecnologia. Un risultato del 54% in un benchmark difficile non equivale a una ricerca affidabile senza verifica umana.

Per gli studi legali il modello economico dell’AI continua quindi a poggiare sul professionista che controlla fonti, gerarchia delle decisioni, validità dei precedenti e applicabilità al caso concreto.

OpenAI cerca spazio nella catena del valore del legal tech

L’aspetto industriale più rilevante riguarda la posizione che OpenAI vuole assumere nel mercato.

Astra for Law sarà inizialmente disponibile a studi selezionati attraverso un programma denominato Trusted Access, dentro ChatGPT e Codex. Il modello comparirà come “GPT-6 Astra Law”. L’accesso tramite api, con il nome gpt-6-astra-law, è previsto successivamente.

La società non punta però soltanto a vendere il prodotto direttamente agli avvocati. Harvey e Legora potranno costruire servizi propri sopra Astra for Law. Questo crea un rapporto particolare tra OpenAI e le aziende legal tech: lo stesso fornitore può essere contemporaneamente infrastruttura tecnologica, partner commerciale e concorrente nell’interfaccia utilizzata ogni giorno dagli studi.

Reuters ha descritto il lancio come un nuovo passaggio della competizione per conquistare studi legali e dipartimenti legali aziendali. Google ha ampliato nel 2026 la propria offerta Gemini destinata ai professionisti del diritto, mentre Anthropic ha introdotto strumenti legali legati a Claude. Thomson Reuters, proprietaria di Westlaw, ha presentato ad agosto 2026 Thomson 1.0, modello sviluppato per attività professionali e collegato al patrimonio informativo del gruppo.

Ventisei plugin per collegare ChatGPT ai software degli studi

La strategia di OpenAI passa anche dalle integrazioni. Il debutto di Astra for Law comprende 26 plugin sviluppati da partner del settore.

Fra i nomi citati figurano Thomson Reuters, Intapp, Harvey, Legora, DeepJudge, iManage, Relativity e Clio. OpenAI vuole permettere agli avvocati di utilizzare ChatGPT senza separarlo dagli archivi documentali, dai sistemi di gestione delle pratiche, dalle piattaforme di e-discovery e dagli strumenti amministrativi già presenti negli studi.

Con iManage, per esempio, un avvocato può preparare una nota per una negoziazione e salvarla nel fascicolo della pratica. DeepJudge può recuperare accordi precedenti per confrontarli con un nuovo contratto. Intapp può individuare attività che devono essere trasformate in registrazioni delle ore lavorate.

Thomson Reuters sta portando dentro ChatGPT le informazioni sulle pratiche gestite attraverso HighQ e ha annunciato un futuro collegamento con CoCounsel Legal. La scelta è significativa: il gruppo resta uno dei principali concorrenti di OpenAI nella ricerca giuridica, ma allo stesso tempo rende parte dei propri servizi accessibili dalla piattaforma rivale.

OpenAI ha inoltre annunciato nove plugin sviluppati dalla comunità, contenenti complessivamente 47 skill personalizzate, e la disponibilità generale di ChatGPT for Word. Quest’ultimo consente di intervenire direttamente sui documenti Word per revisioni, suggerimenti e controlli di formattazione.

Gli studi legali trasformano procedure interne in software

OpenAI sta lavorando direttamente con alcuni grandi studi statunitensi per trasformare procedure e conoscenze interne in applicazioni basate sull’AI.

Sullivan & Cromwell ha sviluppato un sistema che combina precedenti dello studio e regole interne di negoziazione per analizzare nuovi contratti, individuare rischi derivanti dall’interazione tra diverse clausole e proporre modifiche.

Ropes & Gray ha lavorato a un sistema per la due diligence nelle acquisizioni. L’applicazione analizza i documenti presenti nelle data room e collega ogni conclusione alla fonte originale, con l’obiettivo di identificare problemi come clausole che richiedono il consenso di clienti o controparti prima di una transazione.

Cooley ha invece sviluppato GO Public, destinato alla preparazione delle quotazioni in Borsa. Il sistema assiste nella redazione della documentazione per l’ipo e aggiorna le diverse sezioni quando cambiano le caratteristiche dell’operazione. OpenAI cita inoltre collaborazioni con Skadden, Latham & Watkins e Wachtell Lipton.

La conseguenza economica riguarda il patrimonio immateriale degli studi. Precedenti, modelli contrattuali, criteri di revisione e procedure interne possono diventare componenti di software utilizzabili da centinaia o migliaia di professionisti della stessa organizzazione.

Riservatezza e governance diventano fattori commerciali

Per convincere i grandi studi legali, le prestazioni del modello non bastano. I documenti trattati possono contenere informazioni coperte dal segreto professionale, dati sulle operazioni societarie, strategie processuali e materiale riservato dei clienti.

OpenAI ha quindi introdotto un programma Trusted Access rivolto agli studi idonei. Per le api può essere prevista la Zero Data Retention, mentre l’utilizzo di ChatGPT Enterprise è escluso per impostazione predefinita dalla revisione umana dei contenuti, secondo quanto dichiarato dalla società.

OpenAI sta inoltre collaborando con Latham & Watkins su permessi di accesso alle informazioni, separazione dei dati tra gruppi di lavoro, indicazioni impartite dai clienti e supervisione interna.

Sono caratteristiche che possono incidere direttamente sulle scelte d’acquisto. Uno studio legale non valuta soltanto la qualità delle risposte di un modello: deve sapere quali dipendenti possono interrogare determinati archivi, dove transitano le informazioni e quali dati vengono conservati.

La competizione si sposta sulla piattaforma di lavoro

Il lancio del 17 settembre mostra come il mercato del legal tech stia assumendo una struttura diversa. I produttori di modelli vogliono avvicinarsi direttamente al lavoro quotidiano dei professionisti; le piattaforme legali specializzate cercano di mantenere il rapporto con gli studi; i grandi editori giuridici proteggono il valore delle proprie banche dati.

Artificial Lawyer ha descritto questa dinamica come una competizione per diventare il punto centrale dal quale il professionista svolge il proprio lavoro.

Astra for Law, Gemini, Claude, Harvey, Legora, Thomson Reuters e LexisNexis puntano tutti, con modelli differenti, a controllare una parte maggiore del flusso operativo.

Per OpenAI la scelta di un modello aperto alle integrazioni riduce almeno inizialmente il rischio di entrare in conflitto frontale con tutti gli operatori specializzati. Harvey, Legora e Thomson Reuters possono continuare a vendere i propri servizi collegandoli alla tecnologia OpenAI.

L’equilibrio potrebbe tuttavia cambiare se ChatGPT incorporasse progressivamente funzioni oggi offerte da prodotti indipendenti. È uno dei nodi industriali creati dall’ingresso diretto dei grandi produttori di modelli nei mercati verticali.

Astra for Law rappresenta quindi qualcosa di più di una versione di GPT-6 dedicata agli avvocati. OpenAI vuole entrare nell’infrastruttura tecnologica degli studi, collegare i propri modelli alle fonti giuridiche e ai software già utilizzati e lasciare ai professionisti la possibilità di aggiungere competenze e dati proprietari. Il valore economico si sposterà verso chi riuscirà a controllare insieme modello, informazioni affidabili, integrazioni e rapporto quotidiano con l’utente professionale.

L’AI negli studi legali italiani accelera

Anche in Italia l’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nell’attività quotidiana degli avvocati. Il Rapporto sull’Avvocatura 2026, realizzato dal Censis per Cassa Forense, indica che il 55,3% degli avvocati utilizza strumenti di AI nel lavoro, contro il 27,5% rilevato nel 2025. L’adozione sale al 70,3% tra i professionisti fino a 40 anni, mentre scende al 38,8% fra gli over 65, segnalando una forte differenza generazionale.

La ricerca giurisprudenziale e documentale resta una delle applicazioni principali, ma gli studi più strutturati stanno estendendo l’uso dell’AI alla sintesi e revisione dei contratti, alla due diligence, all’analisi di grandi archivi e alla preparazione dei documenti.

Nell’ottobre 2025, per esempio, lo studio Portolano Cavallo ha annunciato l’adozione di Legora, piattaforma di AI generativa specializzata per il settore legale, destinata anche a comparazione contrattuale, traduzione e analisi documentale. La diffusione della tecnologia è accompagnata da nuovi obblighi professionali.

La legge 132/2025, entrata nel quadro normativo italiano sull’intelligenza artificiale, prevede per i professionisti un impiego dell’AI con funzione strumentale e di supporto e stabilisce l’obbligo di informare il cliente sui sistemi utilizzati; nell’ottobre 2025 il Consiglio nazionale forense ha predisposto un modello di informativa dedicato. Per gli studi italiani, quindi, la competizione non riguarda più soltanto l’acquisto di software: coinvolge organizzazione del lavoro, formazione, protezione dei dati e capacità di verificare le risposte generate dalle macchine.

Il divario tende così a spostarsi tra strutture capaci di incorporare l’AI nei processi professionali e studi che continuano a utilizzarla come semplice strumento occasionale.

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