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Sovranità digitale: l’autonomia al forum di Milano


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Il 17 novembre il Politecnico di Milano ospita il Forum Sovranità Digitale per l’Italia. Istituzioni, imprese e pubbliche amministrazioni discuteranno di cloud, dati, intelligenza artificiale e sicurezza, partendo da una ricerca degli Osservatori Digital Innovation. Al centro, le scelte misurabili per ridurre le dipendenze tecnologiche dall’estero

Pubblicato il 3 nov 2026



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Forum Sovranità digitale


Punti chiave

  • 17 novembre 2026: il Politecnico di Milano ospita il Forum Sovranità Digitale, che presenta la ricerca degli Osservatori Digital Innovation su criteri per valutare dipendenze tecnologiche.
  • Il Tech Sovereignty Package (inclusi Chips Act 2.0 e Cloud and AI Development Act) punta a ridurre dipendenze extraeuropee e potenziare semiconduttori, calcolo e cloud.
  • Conseguenze pratiche: dipendenza da cloud e vendor lock-in, ruolo di Strategia Cloud Italia e Polo Strategico Nazionale nel procurement, e necessità di competenze e resilienza.
Riassunto generato con AI


Il 17 novembre 2026 il Politecnico di Milano ospiterà il Forum Sovranità Digitale per l’Italia, un appuntamento dedicato alle strategie per rafforzare l’autonomia tecnologica del Paese. L’evento, intitolato «Sovranità Digitale: tra utopia e necessità», riunirà rappresentanti delle istituzioni, imprese, pubbliche amministrazioni, università e operatori tecnologici per discutere il controllo delle infrastrutture digitali, la sicurezza dei dati, il cloud e l’intelligenza artificiale.

L’incontro arriva dopo la presentazione, il 3 giugno 2026, del nuovo pacchetto europeo sulla sovranità tecnologica. Bruxelles punta a ridurre le dipendenze strategiche dai fornitori extraeuropei e a rafforzare la capacità industriale del continente.

Al centro del Forum ci saranno le evidenze di una ricerca sviluppata in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. L’obiettivo è individuare criteri per valutare le dipendenze tecnologiche e orientare le decisioni di investimento di aziende e amministrazioni.

Sovranità digitale, il nuovo quadro europeo

La sovranità digitale riguarda la capacità di uno Stato, di un’organizzazione o di un sistema economico di mantenere il controllo sulle tecnologie da cui dipendono servizi, attività produttive e processi decisionali.

Per l’Europa significa poter scegliere fornitori, utilizzare infrastrutture affidabili, proteggere i dati e sviluppare capacità tecnologiche proprie, senza interrompere la collaborazione con gli operatori internazionali.

Secondo la Commissione europea, l’Unione dipende da paesi terzi per oltre l’80% dei principali prodotti, servizi, infrastrutture e proprietà intellettuale digitali. Una dipendenza che Bruxelles considera un fattore di vulnerabilità economica e strategica.

Il Tech Sovereignty Package, presentato il 3 giugno 2026, comprende due proposte legislative, il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act, insieme alla strategia europea per l’open source e a una tabella di marcia per la digitalizzazione del settore energetico.

Il pacchetto punta a rafforzare la produzione di semiconduttori, ampliare la capacità di calcolo e sostenere lo sviluppo di tecnologie europee. Le proposte legislative dovranno completare il percorso di approvazione prima di diventare pienamente operative.

Cloud e dati, le dipendenze delle imprese italiane

Il cloud rappresenta uno degli ambiti nei quali la sovranità digitale assume conseguenze immediate per imprese e amministrazioni.

Secondo i dati Eurostat pubblicati il 3 febbraio 2026, nel 2025 il 52,7% delle imprese europee con almeno dieci addetti utilizzava servizi cloud a pagamento. In Italia la percentuale raggiungeva il 75,6%, rispetto al 61,4% registrato nel 2023.

La diffusione dei servizi cloud ha favorito l’accesso a capacità informatiche avanzate, strumenti gestionali e piattaforme per elaborare grandi quantità di informazioni. Ha anche accresciuto la dipendenza da fornitori che controllano infrastrutture, applicazioni e tecnologie fondamentali.

La localizzazione dei dati all’interno dei confini europei costituisce una parte del problema, ma non garantisce da sola il controllo dell’intero servizio.

Contano anche la giurisdizione applicabile al fornitore, la gestione delle chiavi di cifratura, la possibilità di trasferire applicazioni e informazioni e la capacità di mantenere operativi i sistemi quando si verificano controversie o interruzioni contrattuali.

Per questo la sovranità digitale richiede valutazioni che comprendano aspetti tecnici, economici, organizzativi e giuridici.

Sicurezza nazionale e rischio di dipendenza tecnologica

La concentrazione di servizi digitali presso pochi grandi fornitori introduce rischi che vanno oltre la protezione dei dati personali.

Un’interruzione prolungata di una piattaforma cloud può coinvolgere contemporaneamente aziende, ospedali, amministrazioni e operatori di servizi essenziali. Un problema di sicurezza nella catena di fornitura può propagarsi attraverso sistemi utilizzati da organizzazioni differenti.

A questi rischi si aggiunge il vendor lock-in, la difficoltà di cambiare fornitore quando applicazioni, dati e processi sono costruiti attorno a tecnologie proprietarie difficilmente sostituibili.

Il problema riguarda anche la capacità contrattuale delle organizzazioni. Quanto maggiori sono i costi di migrazione, tanto più difficile diventa negoziare condizioni economiche, requisiti di sicurezza e livelli di servizio.

La direttiva europea Nis2 ha rafforzato il quadro di gestione del rischio cyber per numerosi settori essenziali e importanti, includendo la sicurezza delle catene di approvvigionamento tra gli aspetti da presidiare.

La sovranità digitale si collega quindi alla continuità operativa: occorre conoscere le dipendenze, valutare le alternative disponibili e predisporre procedure per mantenere i servizi anche in condizioni di emergenza.

Pubbliche amministrazioni e scelte di procurement

Le pubbliche amministrazioni rappresentano un ambito particolarmente sensibile perché utilizzano tecnologie digitali per erogare servizi ai cittadini e gestire informazioni rilevanti.

In Italia, la Strategia Cloud Italia e il Polo Strategico Nazionale hanno avviato un percorso di razionalizzazione delle infrastrutture pubbliche. La qualificazione dei servizi cloud, affidata all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, contribuisce a definire requisiti di sicurezza e affidabilità.

La questione della sovranità introduce ulteriori criteri nelle procedure di acquisto: interoperabilità, portabilità dei dati, trasparenza della catena di fornitura, controllo degli accessi e possibilità di sostituire le tecnologie adottate.

Questi elementi devono essere valutati insieme ai costi, alle prestazioni e alla qualità dei servizi.

Un’amministrazione potrebbe adottare soluzioni differenti in base alla criticità delle informazioni trattate. I sistemi che gestiscono dati particolarmente sensibili richiedono garanzie diverse rispetto alle applicazioni utilizzate per attività ordinarie.

La scelta del fornitore diventa così una decisione di gestione del rischio. Definire requisiti verificabili permette di evitare che il richiamo alla sovranità digitale si traduca in una semplice preferenza geografica.

Intelligenza artificiale e infrastrutture di calcolo

La crescita dell’intelligenza artificiale aggiunge una dimensione industriale alla sovranità tecnologica.

Lo sviluppo dei modelli avanzati richiede semiconduttori specializzati, grandi capacità di elaborazione, sistemi di archiviazione e disponibilità di energia. L’accesso a queste risorse condiziona la possibilità di innovare per università, centri di ricerca e imprese.

La proposta europea Cloud and AI Development Act, presentata nel giugno 2026, punta a rafforzare la capacità dei data center e a introdurre un quadro comune per valutare il livello di sovranità dei servizi cloud e di intelligenza artificiale.

L’obiettivo indicato dalla Commissione è almeno triplicare la capacità dei data center europei nell’arco di cinque-sette anni, intervenendo anche sulle autorizzazioni e sull’accesso alle risorse necessarie.

Gli investimenti dovranno confrontarsi con il fabbisogno energetico, i costi delle infrastrutture e la disponibilità di competenze.

Anche l’open source assume un rilievo strategico. La disponibilità del codice e la possibilità di modificarlo possono facilitare il controllo delle applicazioni e ridurre alcune dipendenze proprietarie, purché esistano risorse per sviluppare, aggiornare e proteggere i sistemi.

Il ruolo dell’Italia tra innovazione e competenze

L’Italia dispone di capacità industriali e scientifiche in settori tecnologici avanzati, ma presenta ancora difficoltà nella diffusione di alcune competenze.

La Relazione sul decennio digitale 2025 della Commissione europea segnala progressi nelle infrastrutture e nei servizi pubblici digitali. Il documento evidenzia però che nel 2024 gli specialisti informatici rappresentavano il 4% dell’occupazione nazionale, una quota inferiore alla media europea.

Nello stesso periodo, l’8,2% delle imprese italiane aveva adottato tecnologie di intelligenza artificiale.

Questi dati mostrano due esigenze connesse: rafforzare l’offerta tecnologica e aumentare la capacità delle organizzazioni di utilizzare e governare gli strumenti disponibili.

La sovranità digitale richiede infatti competenze nella progettazione delle architetture, nella cybersicurezza, nella gestione dei contratti e nell’analisi dei rischi.

Senza personale qualificato, anche gli investimenti in infrastrutture nazionali o europee rischiano di produrre benefici inferiori alle attese.

La ricerca del Politecnico di Milano sulle dipendenze digitali

Il Forum del 17 novembre partirà dai risultati di una ricerca sviluppata con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.

Il progetto prevede la costruzione di un modello metodologico per analizzare la sovranità digitale lungo diversi livelli tecnologici, dalle infrastrutture fisiche alle applicazioni, fino ai dati e ai processi aziendali.

La ricerca esaminerà anche le iniziative realizzate nei principali paesi europei, confrontandone obiettivi, strumenti e possibili conseguenze operative.

Un ulteriore filone riguarda le scelte delle organizzazioni italiane. Attraverso indagini e interviste rivolte ai responsabili dei sistemi informativi e della sicurezza, il lavoro punta a comprendere quanto la sovranità digitale influenzi strategie tecnologiche, gestione dei fornitori e valutazione degli investimenti.

La distinzione tra dipendenze accettabili e dipendenze eccessive costituisce uno degli aspetti più rilevanti del progetto.

Non tutte le tecnologie estere rappresentano necessariamente una vulnerabilità. Il rischio dipende dal servizio utilizzato, dalla sua criticità e dalle possibilità di sostituzione.

Il Forum del 17 novembre: istituzioni, imprese e ricerca

Il Forum Sovranità Digitale per l’Italia si svolgerà nell’Aula Rogers del Politecnico di Milano, in via Andrea Maria Ampère 2, con inizio alle ore 9.

Il programma prevede l’apertura dei lavori e la presentazione della ricerca con il contributo di Raffaello Balocco e Alessandro Piva del Politecnico di Milano.

Tra gli interventi istituzionali annunciati figura Roberto Viola, direttore generale della Direzione generale delle Reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie della Commissione europea.

Una prima tavola rotonda sarà dedicata al Tech Sovereignty Package e alle strategie europee per rafforzare l’autonomia tecnologica.

Seguirà un confronto sulle scelte di imprese e pubbliche amministrazioni in materia di cloud, gestione dei dati, intelligenza artificiale e fornitori.

Il programma comprende anche un intervento di Stefano Tomasini, presidente di Consip, e contributi di rappresentanti del settore tecnologico.

La partecipazione è subordinata alla registrazione e alla successiva conferma degli organizzatori, con posti limitati. Le informazioni sono disponibili sul sito ufficiale del Forum.

Dalla sovranità dichiarata alle decisioni tecnologiche

Il rafforzamento dell’autonomia digitale europea dipenderà dalla capacità di collegare gli obiettivi politici alle decisioni di imprese e amministrazioni.

La disponibilità di fornitori alternativi, la possibilità di trasferire dati e applicazioni, la trasparenza delle infrastrutture e il controllo dei rischi rappresentano condizioni verificabili.

Il confronto di Milano potrà contribuire a definire criteri comuni per valutare queste condizioni e individuare le priorità di investimento.

Per l’Italia, il risultato più utile sarà rendere la sovranità digitale parte delle scelte ordinarie di progettazione tecnologica, acquisto dei servizi e gestione della sicurezza. In questo modo la riduzione delle dipendenze potrà essere valutata attraverso risultati operativi, anziché limitarsi a un obiettivo politico.

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