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AI, l’appello dei vescovi Ue: otto principi per orientare le politiche europee


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La Commissione degli episcopati dell’Unione europea chiede che l’intelligenza artificiale rispetti dignità umana, diritti e bene comune. Dopo l’assemblea di Bruxelles, i vescovi indicano i principi per le politiche della Ue, richiamando l’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV e la necessità di un governo responsabile della tecnologia

Pubblicato il 21 ott 2026



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La Commissione degli episcopati dell’Unione europea chiede che l’intelligenza artificiale rispetti dignità umana, diritti e bene comune. Dopo l’assemblea di Bruxelles, i vescovi indicano otto principi per orientare le politiche europee, richiamando l’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV e la necessità di un governo responsabile della tecnologia.

Intelligenza artificiale, i vescovi europei chiedono un futuro centrato sulla persona

L’intelligenza artificiale deve servire le persone, rispettare i diritti fondamentali e contribuire alla pace. È la posizione assunta dalla Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), che il 19 ottobre 2026 ha diffuso una dichiarazione dedicata alle responsabilità dell’Europa nello sviluppo e nell’impiego delle nuove tecnologie. Il documento è stato adottato al termine dell’assemblea plenaria svoltasi a Bruxelles dal 14 al 16 ottobre, sotto la presidenza del vescovo Mariano Crociata.

Il pronunciamento arriva mentre l’Unione europea sta attuando il proprio regolamento sull’intelligenza artificiale (AI Act) e cerca di rafforzare la competitività tecnologica rispetto agli altri grandi attori internazionali. I vescovi riconoscono le opportunità offerte dai sistemi intelligenti, dalla ricerca scientifica ai servizi pubblici, ma chiedono che la loro diffusione sia accompagnata da responsabilità politiche, garanzie giuridiche e criteri etici.

Al centro della dichiarazione c’è il principio secondo cui la tecnologia deve essere valutata anche in rapporto alle conseguenze sulle persone e sulle comunità. L’efficienza economica e le capacità tecniche non possono rappresentare gli unici parametri di giudizio.

Il documento porta il titolo La responsabilità dell’Europa nell’era dell’intelligenza artificiale e traduce in indicazioni rivolte alle istituzioni europee alcuni principi della dottrina sociale della Chiesa.

L’assemblea dei vescovi della Comece riunitasi a Bruxelles

La dignità umana come limite al potere degli algoritmi

La Comece individua nella dignità della persona il criterio fondamentale per governare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ogni individuo conserva il proprio valore indipendentemente dalla capacità produttiva, dalle competenze tecnologiche e dalle informazioni che un sistema può raccogliere o elaborare sul suo conto.

La dichiarazione avverte che l’innovazione solleva problemi etici, sociali, antropologici e giuridici che non possono essere risolti soltanto attraverso valutazioni tecniche. Gli algoritmi possono migliorare molti processi decisionali, ma possono anche riprodurre discriminazioni, amplificare disuguaglianze o rendere meno comprensibili le decisioni che incidono sulla vita dei cittadini.

Il rischio riguarda applicazioni differenti. Un sistema utilizzato nella selezione del personale può penalizzare alcune categorie di candidati. Una procedura automatizzata per valutare l’accesso a un servizio può produrre risultati difficili da contestare. Gli strumenti di generazione dei contenuti possono favorire la circolazione di informazioni false o manipolate.

Per i vescovi, le istituzioni devono quindi preservare la capacità delle persone di comprendere, discutere e contestare le decisioni automatizzate. La responsabilità delle scelte deve rimanere riconducibile a soggetti umani e organizzazioni identificabili.

La dichiarazione rifiuta inoltre una concezione della persona ridotta a insieme di informazioni utilizzabili commercialmente. La tutela della dignità richiede limiti all’utilizzo dei dati e attenzione alle relazioni sociali che i sistemi tecnologici contribuiscono a trasformare.

Gli otto principi che la Comece propone all’Unione europea

Il documento approvato a Bruxelles individua otto principi che l’Unione europea e gli Stati membri dovrebbero applicare e promuovere anche nelle sedi internazionali.

Il primo riguarda la centralità della dignità umana e della capacità di agire delle persone. Le tecnologie devono sostenere l’autonomia individuale, evitando di sostituirsi indiscriminatamente alle scelte dei cittadini.

Il secondo collega l’innovazione al bene comune, alla solidarietà, alla sussidiarietà, alla giustizia e alla tutela dell’ambiente. Lo sviluppo tecnologico deve quindi essere valutato rispetto alla distribuzione dei benefici e dei costi sociali.

Il terzo principio richiama responsabilità, trasparenza e rendicontazione. Il quarto chiede di prevenire discriminazioni, esclusione e manipolazione.

Il quinto difende l’unicità della persona e respinge la sua riduzione a oggetto di sfruttamento economico.

Il sesto riguarda la gestione responsabile dei beni comuni digitali e tecnologici.

Il settimo principio richiama la tutela della democrazia e dello Stato di diritto. L’ottavo collega esplicitamente l’intelligenza artificiale alla costruzione della pace e alla fraternità tra i popoli.

La Comece considera queste indicazioni una base per orientare ricerca, progettazione, investimenti e regolamentazione. Il loro significato supera quindi la sola protezione dei dati personali e coinvolge il modello di sviluppo tecnologico che l’Europa intende sostenere.

Il collegamento con l’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV

La dichiarazione dei vescovi riprende i temi dell’enciclica Magnifica humanitas, firmata da Papa Leone XIV il 15 maggio 2026 e promulgata il 25 maggio, nel 135° anniversario della Rerum novarum di Leone XIII.

Il documento pontificio affronta la tutela dell’essere umano durante la trasformazione prodotta dall’intelligenza artificiale. Inserisce le tecnologie digitali nella tradizione della dottrina sociale della Chiesa, che ha già esaminato le conseguenze delle grandi trasformazioni economiche, industriali e sociali.

Il riferimento storico è significativo. La Rerum novarum, pubblicata nel 1891, aveva posto al centro le condizioni dei lavoratori, i rapporti economici e la responsabilità delle istituzioni di fronte all’industrializzazione.

Con Magnifica humanitas, Leone XIV affronta problemi differenti ma riconducibili alla relazione tra progresso tecnico, potere economico e diritti umani.

L’enciclica dedica particolare attenzione alla concentrazione del potere digitale, all’autonomia delle persone, al lavoro, all’educazione, alla comunicazione e alla distribuzione delle opportunità tecnologiche.

Il Pontefice propone criteri di responsabilità che coinvolgono imprese, governi e società civile. La ricerca scientifica conserva il proprio valore, ma deve essere accompagnata dalla valutazione delle conseguenze sociali delle innovazioni.

La Comece raccoglie questa impostazione e la applica alle politiche dell’Unione europea, trasformando il richiamo alla dignità umana in una richiesta rivolta direttamente ai decisori pubblici.

L’AI Act europeo e la tutela dei diritti fondamentali

L’appello dei vescovi si inserisce nel percorso legislativo avviato dall’Unione europea con il regolamento 2024/1689, conosciuto come AI Act. La normativa, approvata nel giugno 2024, introduce un sistema di regole differenziate in base ai rischi associati all’impiego dell’intelligenza artificiale.

L’AI Act costituisce il principale riferimento legislativo europeo, ma non esaurisce le questioni sollevate dalla Comece. Il regolamento disciplina rischi, requisiti e responsabilità; la dichiarazione episcopale propone anche criteri per valutare gli obiettivi sociali dell’innovazione.

I vescovi chiedono alle istituzioni di impedire che l’intelligenza artificiale diventi una «fonte di discriminazione, esclusione o manipolazione».

Il richiamo riguarda le scelte dei legislatori, ma anche quelle delle aziende che sviluppano e distribuiscono sistemi intelligenti. L’applicazione delle norme dipende infatti dalla capacità di controllare le tecnologie, verificare eventuali danni e attribuire le responsabilità.

Democrazia, informazione e rischio di manipolazione

Uno degli aspetti politici della dichiarazione riguarda la protezione delle istituzioni democratiche. L’intelligenza artificiale può essere impiegata per elaborare grandi quantità di informazioni, migliorare i servizi pubblici e favorire l’accesso alla conoscenza. Le stesse capacità possono però essere utilizzate per influenzare il dibattito pubblico.

La produzione automatizzata di testi, immagini, video e contenuti audiovisivi rende più semplice realizzare messaggi ingannevoli e distribuirli su larga scala. La personalizzazione algoritmica può inoltre aumentare l’efficacia delle campagne di persuasione.

Per questo la tutela della democrazia richiede trasparenza sui contenuti generati artificialmente, attenzione all’utilizzo dei dati e strumenti per individuare comportamenti manipolativi.

La dichiarazione non propone di impedire l’innovazione nel campo della comunicazione. Richiama piuttosto la necessità di mantenere distinguibili informazione affidabile, contenuti artificiali e operazioni finalizzate a orientare impropriamente le decisioni collettive.

Il problema investe anche l’autonomia dei cittadini. Quando le piattaforme selezionano le informazioni attraverso procedure poco comprensibili, diventa più difficile conoscere i criteri che determinano ciò che viene mostrato, raccomandato o escluso.

Imprese, ricerca e formazione: una responsabilità condivisa

La Comece attribuisce all’Europa una responsabilità che comprende lo sviluppo delle proprie capacità tecnologiche. Le istituzioni europee sono invitate a investire nella ricerca, nella progettazione e nelle infrastrutture digitali, evitando di considerare la protezione dei diritti un ostacolo alla competitività.

L’impostazione proposta dai vescovi collega l’autonomia tecnologica alla qualità delle innovazioni. La disponibilità di competenze, risorse scientifiche e capacità industriali deve consentire all’Europa di contribuire alla definizione degli standard internazionali.

La dichiarazione assegna responsabilità anche alle imprese, alle organizzazioni della società civile, alle comunità educative e ai cittadini.

Per le aziende, il tema riguarda la progettazione dei sistemi, la gestione dei rischi e la possibilità di verificare le decisioni automatizzate. Per le istituzioni educative implica la diffusione di competenze digitali che permettano di utilizzare gli strumenti senza subirne passivamente i risultati.

L’alfabetizzazione tecnologica assume particolare rilievo per le persone che dispongono di minori opportunità formative. La diffusione dell’intelligenza artificiale potrebbe infatti accentuare le differenze tra chi possiede competenze per governarla e chi deve affidarsi a sistemi che conosce poco.

La prospettiva indicata dalla Comece richiede quindi politiche capaci di accompagnare lavoratori, studenti e cittadini nella trasformazione digitale.

Intelligenza artificiale, pace e cooperazione internazionale

La dichiarazione dedica infine attenzione alla dimensione internazionale dell’innovazione. I vescovi chiedono che l’Europa contribuisca a costruire forme di cooperazione capaci di prevenire gli impieghi dannosi delle tecnologie e promuovere una distribuzione più equa dei benefici.

Il riferimento alla pace riguarda anche i rischi collegati all’utilizzo militare dell’intelligenza artificiale, alla sorveglianza e alla diffusione di strumenti capaci di aumentare le possibilità di controllo sulle popolazioni.

Le questioni poste dalla Comece si estendono quindi oltre i confini dell’Unione. Le tecnologie digitali vengono sviluppate attraverso catene produttive internazionali, circolano sulle piattaforme globali e possono incidere su persone residenti in Paesi con livelli differenti di protezione giuridica.

Un sistema di governo efficace richiede perciò cooperazione tra Stati, organizzazioni internazionali, imprese e istituzioni di ricerca.

Il documento sottolinea inoltre l’importanza dell’accesso equo ai benefici dell’innovazione. La disponibilità di sistemi avanzati, infrastrutture e competenze non dovrebbe diventare un ulteriore fattore di esclusione economica e sociale.

Il contributo della Chiesa alle politiche europee sull’intelligenza artificiale

La posizione assunta dalla Comece colloca la Chiesa cattolica tra i soggetti che intendono partecipare alla definizione degli orientamenti pubblici sulle tecnologie emergenti.

I vescovi non contestano la ricerca scientifica e non chiedono di arrestare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Propongono di valutarne gli impieghi attraverso criteri che comprendano diritti fondamentali, giustizia sociale, responsabilità e sostenibilità.

Il richiamo finale è alla necessità di preservare la relazione tra sviluppo tecnologico e valore della persona. Gli esseri umani, secondo il documento, «non devono essere ridotti a dati o merci».

Per l’Unione europea, la dichiarazione rappresenta una sollecitazione a collegare le politiche industriali e digitali agli obiettivi sociali proclamati nei trattati.

La conseguenza pratica riguarda le decisioni che governi, autorità di controllo e imprese dovranno assumere nell’applicazione delle norme europee e nella progettazione dei nuovi sistemi.

La protezione della dignità umana dipenderà dalla possibilità di trasformare i principi in obblighi verificabili, controlli efficaci e strumenti di tutela accessibili ai cittadini. È su queste scelte che la richiesta dei vescovi europei potrà trovare un riscontro nelle politiche pubbliche.

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