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Quantum computing Italia: 2 miliardi dal venture capital e la sfida della filiera


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L’Europa investe per rendere il quantum computing una capacità produttiva e l’Italia ospita a Bologna uno dei nuovi sistemi EuroHPC. Dopo le risorse iniziali, il banco di prova riguarda programmi pluriennali, imprese della filiera e integrazione tra calcolo quantistico, AI e supercalcolo

Pubblicato il 4 set 2026

Alessandro Longo

Direttore AI4business.it e Agenda Digitale



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Il quantum computing ha superato una soglia simbolica e finanziaria. Nel secondo trimestre 2026 le startup del comparto hanno raccolto 2 miliardi di dollari in 23 operazioni di venture capital, un record secondo il report trimestrale di PitchBook. La cifra equivale a circa un terzo dei 6,6 miliardi investiti nello stesso periodo nel più ampio verticale di chip e data center.

Il dato non certifica l’imminenza di computer quantistici capaci di risolvere problemi industriali di vastissima scala. Segnala però che una parte crescente del capitale privato considera il settore un’infrastruttura tecnologica da costruire ora: processori, elettronica di controllo, sistemi criogenici, fotonica, software, correzione degli errori e integrazione con l’high performance computing.

Questa è la differenza rispetto alla lunga stagione in cui il quantum era soprattutto una frontiera scientifica. La ricerca resta il motore, ma la competizione si è estesa alla capacità di produrre componenti, formare personale, assicurare catene di fornitura e offrire accesso alle macchine a università e imprese.

Su questo terreno si misurano anche le prospettive dell’Italia e dell’Unione europea.

Quantum computing Italia: perché i capitali cambiano posizione

I computer quantistici sfruttano fenomeni fisici come sovrapposizione ed entanglement per trattare classi molto specifiche di problemi. Le applicazioni più citate riguardano simulazione molecolare, nuovi materiali, chimica, ottimizzazione e alcune attività di machine learning. Il valore economico dipenderà però dalla capacità di far lavorare sistemi quantistici e classici nello stesso flusso operativo, con algoritmi verificabili e risultati riproducibili.

Il principale limite tecnico rimane il rumore: i qubit perdono facilmente le loro proprietà e introducono errori nei calcoli. Per questo l’attenzione degli investitori si concentra anche sulle tecnologie che rendono le macchine più affidabili, non solo sul numero dei qubit fisici dichiarati dai produttori.

Un segnale è arrivato il 30 luglio, quando IBM e l’Università di Chicago hanno comunicato una dimostrazione su 70 qubit logici, con 2.415 operazioni logiche a due qubit e tassi di errore logici dichiarati dieci volte inferiori a quelli fisici. Si tratta di un benchmark di affidabilità e verifica del calcolo, non della prova di un vantaggio in un caso d’uso industriale concreto. Il passaggio è rilevante perché avvicina ricerca, ingegneria dei sistemi e sviluppo applicativo.

Il capitale serve a finanziare proprio questo tratto, lungo e costoso, che separa un prototipo di laboratorio da una piattaforma utilizzabile. La presenza di fondi specializzati e investitori industriali rende possibili impianti produttivi, filiere di componenti e anni di sperimentazione.

Aumenta però anche il rischio di concentrazione: pochi grandi round possono sostenere i leader, lasciando meno spazio alle imprese che sviluppano tecnologie abilitanti meno visibili ma necessarie.

Quantum computing Italia e Europa: l’infrastruttura prende forma

L’Unione europea non parte da zero. La Quantum Europe Strategy, adottata dalla Commissione il 2 luglio 2025, punta alla leadership globale entro il 2030 e organizza l’azione su cinque assi: ricerca e innovazione, infrastrutture, ecosistema industriale, applicazioni spaziali e dual use, competenze.

La Commissione indica investimenti di 11 miliardi di euro da parte dell’UE e degli Stati membri nei cinque anni precedenti alla strategia. La priorità non è soltanto finanziare nuovi progetti scientifici: riguarda la trasformazione della ricerca europea in imprese scalabili, capacità produttiva e supply chain meno dipendenti dall’esterno.

L’EU Quantum Act, previsto nel secondo semestre 2026, dovrebbe fornire un quadro comune per ricerca, industrializzazione, progetti strategici e resilienza delle catene di fornitura.

L’infrastruttura europea sta intanto diventando operativa. A Bologna, l’11 giugno 2026, l’EuroHPC Joint Undertaking ha inaugurato SOL, il sesto computer quantistico EuroHPC. La macchina, fornita da Pasqal e ospitata da Cineca, utilizza atomi neutri e dispone di almeno 140 qubit in modalità analogica. È integrata con il supercomputer Leonardo e dovrebbe rendere disponibili risorse di calcolo agli utenti europei in autunno.

SOL non risolve da sola il problema della sovranità tecnologica. Offre però un ambiente concreto in cui sviluppare workflow ibridi quantistico-classici, testare algoritmi e formare competenze su una piattaforma accessibile a ricerca, industria e pubblica amministrazione.

È questa la funzione più utile delle infrastrutture nella fase attuale: ridurre la distanza tra chi produce tecnologia e chi deve valutarne l’uso.

Quantum computing Italia: dalla strategia ai programmi industriali

La Strategia italiana per le tecnologie quantistiche, approvata dal Comitato interministeriale per la transizione digitale il 9 luglio 2025, individua quattro priorità: sviluppo scientifico e industriale, ecosistema nazionale, internazionalizzazione e sicurezza, governance con strumenti di valutazione.

Il documento colloca l’Italia tra i Paesi con una base scientifica significativa ma segnala il ritardo rispetto alle nazioni che hanno programmato grandi investimenti pluriennali. Fra il 2021 e il 2024, riporta la strategia, l’Italia ha investito circa 229 milioni di euro nelle tecnologie quantistiche, per l’86% attraverso il Pnrr; a questa cifra si aggiungono circa 70 milioni per EuroQCI ed EuroHPC.

La sfida ora è dare continuità a queste risorse oltre la logica dei singoli progetti.

Servono programmi con orizzonte pluriennale, bandi capaci di finanziare il passaggio dai prototipi ai dimostratori e strumenti per attrarre capitali privati. La strategia prevede anche una governance dedicata, indicatori di risultato e una roadmap operativa annuale. L’efficacia dipenderà dalla qualità dell’esecuzione: quante imprese entrano nella filiera, quanti brevetti e prototipi si trasformano in prodotti, quali competenze restano nel Paese, quali casi d’uso generano domanda.

Le imprese italiane possono già lavorare su tre direttrici. La prima riguarda componenti e sistemi: fotonica, semiconduttori, elettronica di controllo, criogenia, software e cybersecurity.

La seconda è l’integrazione con supercalcolo e intelligenza artificiale, dove Bologna dispone di un vantaggio infrastrutturale rilevante.

La terza coinvolge i primi casi d’uso da affrontare con metodo, valutando qualità dei dati, algoritmo, costo del calcolo e valore rispetto alle soluzioni classiche.

Quantum computing Italia: le priorità della prossima fase

La corsa agli investimenti modifica il calendario della competizione, non le leggi della fisica. La maturità industriale richiederà ancora progressi nella correzione degli errori, nella scalabilità dei processori e nel software. Promesse come la scoperta rapida di cure, nuovi materiali o soluzioni energetiche restano ipotesi da verificare con applicazioni misurabili.

L’Italia ha già una strategia, risorse iniziali e un’infrastruttura europea installata sul proprio territorio. Il passaggio decisivo riguarda la continuità: finanziamenti programmati, dottorati e formazione tecnica, accesso alle macchine, sperimentazioni con imprese e capacità di trattenere proprietà intellettuale e talenti.

Il mercato sta finanziando la costruzione del quantum come industria. La risposta europea dovrà trasformare ricerca e infrastrutture in filiere capaci di produrre, integrare e usare questa tecnologia.

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