Sony Music Publishing e Warner Chappell Music hanno aperto un nuovo capitolo dello scontro tra industria musicale e intelligenza artificiale. Il 28 agosto 2026 le due società, insieme a numerosi editori collegati, hanno depositato una causa presso la Corte distrettuale federale del Northern District of California contro Anthropic e contro due dei suoi fondatori, l’amministratore delegato Dario Amodei e Benjamin Mann.
La denuncia, registrata con il numero 5:26-cv-09217, occupa 48 pagine e accusa Anthropic di avere acquisito e copiato senza autorizzazione decine di migliaia di composizioni musicali protette dal diritto d’autore. Gli editori definiscono la condotta contestata «uno dei più grandi e sfacciati furti di proprietà intellettuale ancora in corso della storia». È un’accusa dei ricorrenti, che dovrà essere provata in tribunale. Anthropic respinge le contestazioni e ha annunciato che si difenderà.
La dimensione economica della controversia supera quella di molte precedenti cause sul copyright nell’AI.
Sony e Warner chiedono fino a 150 mila dollari per ogni opera che il tribunale dovesse considerare violata intenzionalmente e fino a 25 mila dollari per ogni eventuale rimozione o alterazione delle informazioni che identificano il titolare del copyright. Applicati a decine di migliaia di opere, i massimali previsti dalla legge americana producono un’esposizione teorica nell’ordine dei miliardi.
Non equivalgono però a un risarcimento già stabilito: quantità delle violazioni, intenzionalità e danni dovranno essere accertati dal giudice o dalla giuria.
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Le accuse: torrent, scraping e testi delle canzoni
La denuncia sostiene che Anthropic abbia costruito parte delle proprie raccolte di dati utilizzando torrent, scraping di siti web, database di terzi e scansioni di libri cartacei. Secondo i ricorrenti, nel giugno 2021 Benjamin Mann avrebbe utilizzato BitTorrent per ottenere almeno cinque milioni di libri da Library Genesis, LibGen, mentre nel luglio 2022 Anthropic avrebbe scaricato almeno altri due milioni di volumi da Pirate Library Mirror, PiLiMi. Tra questi materiali, affermano gli editori, figuravano libri contenenti testi e spartiti musicali protetti.
Sony e Warner citano composizioni come Ain’t No Mountain High Enough, All I Want for Christmas Is You, Eye of the Tiger, Livin’ on a Prayer, September, Hallelujah, Uptown Funk e Paper Rings. Il punto della causa non riguarda quindi soltanto brani creati direttamente da un generatore musicale: Claude è un modello linguistico generalista, ma i testi delle canzoni sono opere protette e possono entrare nei corpus impiegati per addestrare un modello che lavora sul linguaggio.
La denuncia sostiene inoltre che Anthropic abbia estratto testi da servizi autorizzati a mostrarli, tra cui Musixmatch e LyricFind. Gli editori contestano anche l’impiego di raccolte come Common Crawl, The Pile e Books3 e affermano che alcuni processi di elaborazione avrebbero eliminato nomi dei titolari, avvisi di copyright e altre informazioni sulla gestione dei diritti. Sono tutte contestazioni contenute nell’atto introduttivo e non conclusioni già raggiunte dal tribunale.
Destructive scanning
Un altro capitolo riguarda quella che la denuncia definisce “destructive scanning”. Anthropic avrebbe acquistato milioni di libri usati, rimosso le rilegature, digitalizzato le pagine e conservato i testi in un archivio elettronico. Secondo Sony e Warner, tra questi volumi figuravano anche raccolte di spartiti e testi musicali.
La pratica della scansione, da sola, non implica necessariamente una violazione: proprio un precedente giudiziario che riguarda Anthropic ha distinto tra digitalizzazione di libri acquistati legittimamente e acquisizione di copie pirata.
Il precedente da 1,5 miliardi di dollari
Quel precedente è Bartz v. Anthropic. Il 23 giugno 2025 il giudice federale William Alsup stabilì che l’uso di libri protetti per addestrare i modelli di Anthropic poteva rientrare nel “fair use”, la dottrina americana che consente in determinate circostanze l’utilizzo di opere protette senza autorizzazione. Alsup considerò l’addestramento sufficientemente trasformativo. Raggiunse però una conclusione diversa per le copie ottenute attraverso siti pirata e conservate nella biblioteca digitale dell’azienda.
La distinzione pesa anche nella nuova controversia. Il problema giuridico non coincide semplicemente con la domanda se un’AI possa apprendere da un’opera protetta. Conta anche come quell’opera sia stata acquisita, quali copie siano state realizzate, come vengano conservate e che cosa il modello restituisca agli utenti.
Nel settembre 2025 Anthropic accettò di pagare 1,5 miliardi di dollari per chiudere la class action promossa da autori ed editori sulle copie pirata, senza ammettere responsabilità. Il giudice Alsup concesse l’approvazione preliminare dell’accordo il 25 settembre. L’Authors Guild lo presentò come il maggiore accordo economico mai raggiunto negli Stati Uniti in una controversia di copyright.
Sony e Warner utilizzano ora quel precedente per sostenere che le modalità di acquisizione dei materiali erano note ai vertici di Anthropic. La società dovrà invece dimostrare perché le condotte contestate non costituiscano violazione o perché alcune di esse rientrino nelle eccezioni previste dalla legge.
Anthropic ha già altre cause con gli editori musicali
La causa del 28 agosto non nasce isolata. Universal Music Publishing Group, Concord Music Group e Abkco avevano già portato Anthropic in tribunale nell’ottobre 2023 per circa 500 composizioni. Una seconda azione, depositata nel gennaio 2026, riguarda oltre 20 mila opere e punta a risarcimenti superiori ai 3 miliardi di dollari.
Il 17 marzo 2026 anche Bmg Rights Management ha depositato una denuncia nel Northern District of California. In quel caso le opere indicate sono 493, tra cui What a Wonderful World, You Can’t Always Get What You Want, Uptown Funk e Sympathy for the Devil. Round Hill Music ha avviato un’altra azione il 17 agosto. Con l’ingresso di Sony Music Publishing e Warner Chappell, le attività editoriali riconducibili ai tre maggiori gruppi musicali mondiali hanno quindi contenziosi aperti contro Anthropic.
Il sistema dei diritti musicali moltiplica inoltre i possibili soggetti coinvolti. Una registrazione può incorporare diritti sulla composizione, sul testo e sul master, detenuti da società o persone differenti. Una controversia relativa alla composizione non esaurisce quindi necessariamente le pretese che potrebbero nascere sulla registrazione sonora dello stesso brano.
Perché le major fanno accordi con alcune società AI
Le cause non significano che l’industria musicale abbia scelto di respingere in blocco l’intelligenza artificiale. Sta emergendo un modello commerciale diverso: autorizzazione preventiva, licenze per l’addestramento e remunerazione dei titolari dei diritti.
Universal Music Group e Udio hanno chiuso nell’ottobre 2025 il loro contenzioso e firmato accordi per una nuova piattaforma basata su musica autorizzata. Warner Music Group ha raggiunto un’intesa con Udio il 19 novembre 2025 e con Suno il 25 novembre, chiudendo le proprie cause e prevedendo nuovi modelli addestrati su cataloghi concessi in licenza. Warner ha dichiarato che artisti e autori dovranno poter scegliere se autorizzare l’uso di nome, immagine, voce e composizioni nei nuovi contenuti generati dall’AI.
Sony ha mantenuto una linea diversa nei rapporti con alcune piattaforme. Nell’estate 2026 risultavano ancora attive le cause di Sony e Universal contro Suno, mentre Sony ha proseguito anche il contenzioso con Udio. Il mercato sta così separando due modelli: servizi AI che negoziano licenze con i titolari e società che sostengono di poter utilizzare almeno una parte dei materiali senza accordi individuali, facendo leva sul fair use.
Questa differenza ha un valore economico diretto. Se i tribunali restringessero la possibilità di addestrare modelli su opere protette ottenute senza licenza, gli archivi musicali diventerebbero una risorsa da acquistare attraverso contratti con editori e case discografiche. I grandi cataloghi acquisterebbero così una seconda funzione commerciale, oltre a streaming, sincronizzazioni, esecuzioni pubbliche e vendite.
Un’industria da 31,7 miliardi cerca nuovi ricavi
L’interesse per queste licenze cresce mentre il mercato musicale continua a espandersi. Secondo il Global Music Report 2026 pubblicato dall’Ifpi il 18 marzo, i ricavi mondiali della musica registrata hanno raggiunto 31,7 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento del 6,4% e undici anni consecutivi di crescita.
Lo streaming rappresenta il 69,6% del totale; i soli abbonamenti a pagamento valgono il 52,4%, con 837 milioni di account nel mondo.
Per editori e case discografiche, l’AI può quindi diventare una nuova fonte di royalties accanto allo streaming. Per gli sviluppatori, però, un sistema basato su licenze su larga scala aumenta il costo dei dati e può favorire le aziende con maggiore disponibilità finanziaria. È uno dei motivi per cui la definizione giudiziaria dei confini del fair use incide anche sulla concorrenza nel settore tecnologico.
La stessa Warner prevede ricavi materiali dalle licenze AI nell’esercizio fiscale 2027, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Robert Kyncl durante la conference call sui risultati del terzo trimestre 2026. L’accordo commerciale non ha quindi soltanto una funzione difensiva sul copyright: sta iniziando a essere trattato come una nuova voce di monetizzazione dei cataloghi.
La risposta di Anthropic e il nodo per Claude
Anthropic ha respinto le contestazioni. «Non siamo d’accordo con le accuse degli editori e intendiamo difenderci con fermezza in tribunale», ha dichiarato un portavoce dopo il deposito della causa. La società non ha quindi riconosciuto le violazioni indicate da Sony e Warner.
Gli editori chiedono, oltre ai danni economici, un’ingiunzione contro ulteriori violazioni, la distruzione delle copie considerate illecite e un rendiconto dei dati e delle procedure utilizzate per addestrare Claude. La discovery potrebbe assumere un’importanza particolare perché consentirebbe ai ricorrenti di esaminare più da vicino la provenienza dei dataset e le fasi di trattamento dei contenuti.
L’esito avrà conseguenze che vanno oltre le canzoni citate nella denuncia. Il precedente Bartz ha già indicato che un tribunale può considerare fair use l’addestramento di un modello e, nello stesso procedimento, ritenere illecita l’acquisizione delle copie usate per costruire l’archivio. La causa di Sony e Warner porta quella distinzione nel mercato musicale, dove i diritti sono frammentati e le licenze sono da decenni una parte centrale del modello economico.
Per Anthropic il processo riguarda quindi sia il costo potenziale delle violazioni passate sia il prezzo futuro dei dati necessari a sviluppare Claude. Per gli editori musicali riguarda la possibilità di trasformare i cataloghi in una fonte di ricavi anche per l’economia dell’intelligenza artificiale. Le decisioni dei tribunali e gli accordi di licenza stabiliranno quanto di quel valore dovrà essere trasferito dagli sviluppatori di modelli ai titolari dei diritti.





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