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Nvidia, garanzia da 250 mld a OpenAI per un campus di data center



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Nvidia sta trattando una garanzia finanziaria miliardaria per consentire a OpenAI di affittare un campus da 10 gigawatt in Ohio. L’operazione coinvolge SoftBank, il governo statunitense e capitali giapponesi. Il progetto può superare i 500 mld e trasferisce sui fornitori di chip una parte crescente del rischio finanziario dell’AI

Pubblicato il 27 lug 2026



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Nvidia sta trattando una garanzia finanziaria da circa 250 miliardi di dollari a sostegno di OpenAI. L’operazione servirebbe a finanziare l’affitto e la costruzione di un campus di data center da 10 gigawatt nel sud dell’Ohio, su un’area federale che in passato ospitava un impianto per l’arricchimento dell’uranio.

Il progetto, sviluppato da SB Energy, società controllata da SoftBank, potrebbe richiedere complessivamente più di 500 miliardi di dollari, includendo i server e i processori installati negli edifici. Secondo le informazioni pubblicate il 26 luglio 2026 dal Wall Street Journal, i termini non sono ancora definitivi e la trattativa potrebbe interrompersi. Se venisse conclusa, sarebbe una delle maggiori operazioni di finanziamento mai realizzate nel settore tecnologico.

La scala dell’iniziativa mostra come la competizione nell’intelligenza artificiale si sia spostata dai soli modelli informatici al controllo delle infrastrutture. Chip, terreni, connessioni elettriche e centrali di produzione sono diventati risorse strategiche. Le aziende devono assicurarseli con anni di anticipo, assumendo impegni finanziari che superano la capacità di investimento di molte società non quotate.

La garanzia che permetterebbe a OpenAI di indebitarsi

OpenAI non dispone di un rating creditizio investment grade. La società è privata, continua a registrare perdite e deve finanziare una crescita molto più rapida dei ricavi disponibili. Queste caratteristiche rendono costoso ottenere prestiti per centinaia di miliardi di dollari.

La garanzia di Nvidia funzionerebbe come una protezione per banche e investitori. Se OpenAI non riuscisse a rispettare gli obblighi previsti dal contratto di locazione o dai veicoli di finanziamento, il produttore di chip interverrebbe secondo condizioni ancora in discussione. La presenza di un garante con un’elevata capitalizzazione e grandi flussi di cassa consentirebbe a SB Energy di raccogliere debito a tassi più favorevoli.

Nel settore questa struttura viene spesso definita “credit wrapper”: un’impresa finanziariamente solida usa il proprio bilancio per rafforzare il merito creditizio di un cliente o di un progetto. La società più piccola ottiene capitali, mentre il garante favorisce la vendita dei propri prodotti.

Il modello crea però un legame diretto tra domanda industriale e sostegno finanziario. Nvidia avrebbe interesse a garantire il progetto perché una parte rilevante dell’investimento verrebbe destinata all’acquisto dei suoi acceleratori. La società starebbe inoltre valutando un finanziamento separato, fino a 350 miliardi di dollari, per i chip destinati a OpenAI. La garanzia da 250 miliardi non coprirebbe infatti l’hardware installato nel campus.

Un campus da 10 gigawatt sul sito di Portsmouth

Il nuovo polo dovrebbe sorgere presso il Portsmouth Site, nella contea di Pike, circa 80 chilometri a sud di Columbus. L’area appartiene al dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e ospitava il Portsmouth Gaseous Diffusion Plant, utilizzato per l’arricchimento dell’uranio.

Il dipartimento dell’Energia ha annunciato nell’aprile 2026 la concessione dei terreni a una società collegata a SB Energy. L’amministrazione statunitense ha presentato l’iniziativa come il più grande campus per l’intelligenza artificiale programmato fino a oggi. Il piano prevede una capacità informatica di 10 gigawatt, accompagnata da una quantità analoga di nuova produzione elettrica.

Dieci gigawatt equivalgono alla potenza di diverse grandi centrali nucleari e possono soddisfare il consumo di milioni di abitazioni. La prima fase dovrebbe essere completata nel 2028 e utilizzare circa 800 megawatt. L’espansione completa richiederà diversi anni, oltre alla fornitura di turbine, trasformatori, apparati di raffreddamento, server e connessioni alla rete.

SB Energy e AEP Ohio hanno previsto anche 4,2 miliardi di dollari per nuove infrastrutture di trasmissione. Secondo il governo federale, i costi dovrebbero essere sostenuti dal promotore, senza essere trasferiti direttamente sulle bollette degli utenti dell’Ohio. Le autorità stimano circa 10 mila posti di lavoro nella fase di costruzione e oltre 2 mila occupati permanenti, ma questi numeri dipenderanno dai tempi e dalle dimensioni effettive del progetto.

Il ruolo del governo americano e dei capitali giapponesi

L’energia costituisce la parte più politica dell’operazione. Il governo statunitense controlla i terreni e parte delle decisioni sull’assegnazione della capacità. Il segretario al Commercio Howard Lutnick è coinvolto nella selezione degli utilizzatori, secondo le persone citate dal Wall Street Journal. Oltre a OpenAI, anche Anthropic, Microsoft e Google avrebbero manifestato interesse.

Il progetto energetico sarebbe finanziato in larga parte dal Giappone nell’ambito degli accordi economici con Washington. Tokyo ha previsto un investimento di circa 33 miliardi di dollari per impianti alimentati prevalentemente a gas naturale. SB Energy dovrebbe occuparsi della gestione, mentre Stati Uniti e Giappone dividerebbero i ricavi della vendita dell’elettricità fino al recupero del capitale giapponese.

L’iniziativa rientra in un programma di investimenti più ampio concordato tra i due Paesi. Il governo americano punta a ottenere nuova capacità elettrica e informatica senza attendere i tempi ordinari per la ricerca dei terreni e per alcune autorizzazioni. L’utilizzo di un sito federale già destinato ad attività industriali può ridurre gli ostacoli urbanistici, ma non elimina le verifiche ambientali né i problemi di approvvigionamento.

L’Associated Press ha segnalato anche l’opposizione di alcuni residenti ai grandi data center, legata al consumo di territorio, acqua ed energia. La nuova generazione dovrebbe derivare soprattutto dal gas naturale, una scelta che può accelerare la disponibilità di potenza ma aumentare le emissioni per tutta la durata degli impianti.

Nvidia finanzia la domanda dei propri processori

Per Nvidia, la garanzia avrebbe un valore industriale oltre che finanziario. Il gruppo guidato da Jensen Huang dipende dalla capacità dei clienti di reperire denaro, costruire strutture e ottenere elettricità. Senza queste tre condizioni, gli ordini di processori non possono trasformarsi in ricavi.

Nel trimestre terminato il 26 aprile 2026, Nvidia ha dichiarato ricavi per 81,6 miliardi di dollari, in crescita dell’85% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il solo segmento data center ha raggiunto 75,2 miliardi. Questi risultati confermano la dipendenza crescente del gruppo dagli investimenti effettuati da operatori cloud e sviluppatori di intelligenza artificiale.

La società aveva una capitalizzazione vicina ai 5 mila miliardi di dollari al momento della pubblicazione delle indiscrezioni. Questa forza finanziaria le permette di sostenere operazioni non accessibili ai tradizionali fornitori di componenti.

L’esposizione presenta comunque rischi. Nei propri documenti finanziari Nvidia ha avvertito che gli accordi di finanziamento dei data center possono ridurre i flussi di cassa nel breve periodo e aumentare il rischio di credito verso i clienti. Il produttore non si limita più a consegnare processori: investe nelle imprese che li acquistano, concede credito e valuta garanzie sui progetti che ne sosterranno la domanda futura.

L’equilibrio regge finché l’utilizzo dei sistemi cresce abbastanza da coprire interessi, affitti, energia e sostituzione dell’hardware. Un rallentamento della domanda o una riduzione dei capitali disponibili potrebbe colpire contemporaneamente sviluppatori, proprietari dei data center e fornitori di chip.

OpenAI cerca il controllo diretto delle infrastrutture

Per OpenAI, il campus dell’Ohio rappresenterebbe un passaggio verso un maggiore controllo della capacità informatica. La società ha costruito i propri servizi utilizzando soprattutto infrastrutture affittate da Microsoft e, più recentemente, da Oracle e Amazon Web Services.

Il nuovo contratto la trasformerebbe in locataria diretta di un intero sito, con impegni pluriennali sull’energia e sugli edifici. Questa formula garantisce più prevedibilità, ma trasferisce sull’azienda una quota maggiore del rischio legato all’utilizzo effettivo della capacità.

OpenAI avrebbe aumentato la previsione di spesa per potenza di calcolo a circa 750 miliardi di dollari fino al 2030, rispetto ai 600 miliardi stimati in precedenza. La cifra comprende contratti cloud e nuove infrastrutture, anche se non è ancora chiaro come l’eventuale accordo in Ohio verrebbe contabilizzato nel totale.

La società sta lavorando anche al progetto Camellia, un data center da circa 20 miliardi di dollari nella contea di Effingham, in Georgia. Per quel sito avrebbe contrattato 3,2 gigawatt con Georgia Power. La presenza simultanea di più progetti indica che OpenAI non intende dipendere da una sola rete, da un unico fornitore cloud o da una singola area geografica.

I finanziamenti circolari e il rischio per il mercato

Il rapporto tra Nvidia, OpenAI e SoftBank contiene partecipazioni e contratti incrociati. Nvidia ha investito in OpenAI. SoftBank è tra i principali finanziatori della società di Sam Altman e controlla SB Energy, lo sviluppatore del campus. OpenAI ha a sua volta investito nell’azienda energetica.

Questi legami permettono di mobilitare capitali rapidamente, ma rendono meno netta la distinzione tra domanda finale e domanda finanziata dagli stessi fornitori. Una parte dei soldi investiti nelle aziende di intelligenza artificiale può tornare ai produttori di chip attraverso ordini di hardware; i ricavi così generati rafforzano la capacità dei produttori di finanziare nuovi clienti.

Google ha già utilizzato formule paragonabili per sostenere alcuni data center destinati ad Anthropic e favorire l’impiego delle proprie tensor processing unit. Le grandi imprese tecnologiche stanno quindi assumendo funzioni tipiche delle banche, pur mantenendo un interesse commerciale diretto nell’esito degli investimenti.

Il problema non riguarda la legittimità delle operazioni, ma la distribuzione del rischio. Se le entrate prodotte dai servizi di intelligenza artificiale non crescessero secondo le attese, le perdite potrebbero propagarsi lungo l’intera catena: società sviluppatrici, veicoli immobiliari, fondi di credito, utility e produttori di processori.

La capacità elettrica decide la corsa all’intelligenza artificiale

Il progetto dell’Ohio assegna al governo federale un ruolo diretto nella localizzazione e nell’alimentazione dei data center. Washington non offre soltanto incentivi: mette a disposizione terreni pubblici, coordina capitali esteri e partecipa alla gestione economica dell’energia.

OpenAI sostiene da tempo che l’espansione dell’intelligenza artificiale richiede una politica nazionale per reti, centrali e semiconduttori. In un documento del 2024, la società citava una stima di Goldman Sachs secondo cui gli Stati Uniti avrebbero avuto bisogno di circa 47 gigawatt aggiuntivi entro il 2030 per soddisfare la crescita dei consumi dei data center.

La trattativa con Nvidia traduce quel fabbisogno in un impegno finanziario senza precedenti. Prima di produrre rendimenti, il campus dovrà ottenere prestiti, completare gli impianti elettrici e riempire gli edifici con generazioni di chip che cambieranno più volte durante la costruzione.

Il successo dipenderà dalla capacità di OpenAI di vendere servizi in grado di sostenere centinaia di miliardi di spese. Nvidia, garantendo il debito e finanziando i processori, non scommetterebbe soltanto sulla vendita di hardware. Scommetterebbe sulla solvibilità futura del suo maggiore mercato.

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