L’intelligenza artificiale ha acceso una nuova stagione di investimenti nei data center. Il punto più discusso finora è stato il fabbisogno di elettricità. Ma l’altra faccia del problema è l’acqua: quella usata per raffreddare i server e, soprattutto, quella impiegata fuori dai cancelli degli impianti, nelle centrali elettriche che alimentano le infrastrutture digitali. È qui che si apre uno scarto rilevante tra ciò che le big tech comunicano e l’impatto effettivo delle loro attività.
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Data center AI, il costo invisibile dell’acqua
I colossi tecnologici dichiarano l’acqua usata nei propri data center, ma spesso non quella consumata dalle centrali che producono l’elettricità necessaria a farli funzionare. È lì che si concentra una parte decisiva dell’impatto idrico dell’intelligenza artificiale, soprattutto nelle aree già esposte a scarsità idrica

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