In questa prima settimana del 2026 l’AI mostra un cambio di passo netto: non è più un progetto pilota, ma un pezzo di architettura aziendale. E quando diventa architettura, la domanda smette di essere “cosa sa fare” e diventa “chi la controlla, con quali dati e con quale responsabilità”.
Sul fronte tecnologico, Gartner mette in fila i tasselli che contano nel 2026, dalle piattaforme AI-native al confidential computing, cioè dati protetti mentre si elaborano. Al CES, Nvidia spinge lo stesso messaggio: l’AI come infrastruttura globale, con la piattaforma Vera Rubin pensata a livello rack e una disponibilità commerciale indicata per la seconda metà del 2026. Poi c’è l’“agentività”, cioè sistemi che pianificano e agiscono: Meta compra Manus (operazione oltre 2 miliardi di dollari) per portare l’esecuzione autonoma dentro il proprio ecosistema. Nelle imprese, il segnale è già culturale: il 76% dei manager parla di agenti AI come “nuovi colleghi”, ma il vantaggio va a chi ridisegna processi e governance, non a chi corre solo sull’adozione.
Nel frattempo l’AI entra in territori dove errore e fiducia pesano di più. I robot umanoidi smettono di essere showpiece e vengono ripensati per la distribuzione industriale, con enfasi su affidabilità e sicurezza. E OpenAI lancia ChatGPT Salute, costruito con il contributo di oltre 260 medici in 60 Paesi e separato per protezioni dedicate: un promemoria che, quando l’AI tocca corpi e dati sensibili, la regola è progettare confini prima delle feature.
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